pdfLo schema del disegno di legge recante la delega al Governo in merito al riordino delle funzioni e dell’ordinamento della Polizia Locale si compone di tre articoli, che trattano la materia con una sufficienza disarmante. La stessa relazione al ddl è ridondante e ricalca lo striminzito articolato dello schema, senza argomentare la reale portata e consistenza del progetto di riforma.

[ Disegno di legge ]

Di fatto il Governo ha deciso la condanna a morte della Polizia Locale fin dal primo comma dell’articolo 1, quando stabilisce che la differenza tra la Polizia locale e la Polizia statale non va assolutamente toccata, nella espressa volontà di mantenere la polizia locale nel vetusto rango delle Guardie dei Comuni, nel limbo istituzionale di sempre, pur caricandola di responsabilità e di obblighi, che in definitiva la costringono ad un ruolo marginale, continuando ad essere estromessa dal giusto riconoscimento di Forza di polizia ad ordinamento civile e locale, tale in balia di sindaci prepotenti e persino di associazioni private! Lo schema del ddl è vulnerabile, inconcludente, inopportuno ed assolutamente inadeguato rispetto alla necessità di valutare e di sostenere istituzionalmente il ruolo delle polizie locali, di segnare un profilo decisamente più alto e di attribuire ad esse la funzione di polizia di sicurezza, seppure sussidiaria, ma forte del riconoscimento giuridico ed economico di Forza di polizia locale. Il SILPoL non ha mai messo in primo piano la rivisitazione delle carriere, nè ha fatto delle questioni economiche il tema principale della lotta. Ha consegnato a ministri, sottosegretari, deputati e senatori una piattaforma di riordino confacente e brillante, organica ai compiti ed alle funzioni di una polizia locale nuova e moderna. Una piattaforma nella quale abbiamo inserito alcuni punti fondamentali ed imprescindibili, tra i quali proprio quel contratto di diritto pubblico e l’inserimento nelle legge 121/81, che il Governo ha invece apertamente omesso di inserire nello schema del disegno di legge. Tuttavia la polizia locale continua ad essere chiamata a concorrere alla tutela della sicurezza pubblica ed al mantenimento delle regole della convivenza civile e democratica, insieme ed al pari delle polizie statali, ma posta nel gradino più in basso della scala delle garanzie professionali.

Dunque, la festa appena cominciata nel teatrino dalle dichiarazioni forti del ministro dell’interno in merito alla sicurezza urbana ed al coinvolgimento integrato ed integrale della Locale, è già finita, così come recita una famosa canzone. Tutti quelli, anche tra le innumerevoli rappresentanze sindacali della polizia locale, che hanno l’irrefrenabile impulso di seguire irrazionalmente il riflesso pavloviano della salivazione compulsiva dietro i proclami della politica salviniana, devono prendere atto della realtà. Ragionando sui dettagli, infatti, dobbiamo osservare una grande increspatura rispetto al racconto immaginifico e del tutto virtuale, che ama rappresentare il Capitano come un impavido condottiero dei diritti degli italiani e in particolare dei poliziotti, impermeabile ad ogni esitazione, aduso a cavalcate trionfali e folgoranti avanzate.

Insomma, parafrasando lo slogan più famoso e ricorrente della politica dell’ultimo anno, ripetuto ossessivamente sui social e sulla stampa amica, inclusi gli strilloni da talk show: prima i poliziotti – quelli veri – poi gli altri (ausiliari). Si, cari colleghi, i poliziotti che devono essere tutelati sono quelli strictu sensu ed i pompieri.Del resto l’unica divisa mai indossata dal ministro Salvini è proprio quella della polizia locale.

E noi, che credevamo che essendo gli ultimi sul piano dei diritti, delle tutele e delle prerogative, avremmo avuto finalmente ascolto, magari assurgendo alla dignità di penultimi, abbiamo dovuto prendere atto che, anche quando questa legge di riordino dovesse essere realizzata, rimarremmo sempre figli di un Dio minore posti ai margini dell’assetto gerarchico. Né il rimando, contenuto nella Delega ad una futura disciplina del rapporto di lavoro attraverso l’istituzione nell’ambito del Comparto funzioni locali... di apposite sezioni negoziali dotate di proprie risorse relative al personale

della Polizia Locale ed al riconoscimento dei criteri di rappresentatività sindacale di cui agli artt. 42 e 43 del D.Lgs. 165/01, può essere considerato il trampolino di lancio dello sdoganamento della polizia locale e dei suoi lavoratori, se il successivo art. 3 (della delega) tiene a precisare che dall’attuazione della Legge non possono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Nella migliore delle ipotesi la partita sarà giocata sulla capacità dei singoli comuni di assicurarsi a proprie spese una polizia locale efficiente e maggiori tutele per i propri dipendenti, perpetuando e, anzi, ampliando le sperequazioni fra lavoratori di enti diversi, proprio come sta avvenendo oggi, dove ci tocca discutere di indennità di servizio esterno con una platea, che non ha la minima intenzione di cedere porzioni di diritti.

Il fatto che il ministro dell’Interno si sia autoincoronato con l’interim alla Difesa, all’Economia, alla Giustizia ed agli Esteri (più altre cariche che si appiccica giornalmente sui baveri delle giacche e delle magliette che sfoggia giornalmente) complica le cose. Ci sono due guerre in atto, al momento: quella di Salvini verso le ONG; l’altra, di Salvini contro tutti i ministri che non si chiamano Salvini: bello spettacolo, ma in ogni caso, per gli italiani che dovrebbero venire prima, niente, zero, solo il biglietto gratis per lo spettacolino. Ebbene ora, più di prima, servirebbe una sollevazione in massa della categoria intera dei poliziotti locali e delle loro rappresentanze sindacali, per smascherare la mistificazione in atto. Forse si dovrebbe lavorare a questo prima di ogni altra cosa, per costruire un fronte di interlocuzione comune, che magari eviti di organizzare manifestazioni, che prevedano un Gasparri di ogni latitudine politica sul palco.

Allora Colleghi, se vogliamo evitare il naufragio e la definitiva deriva, se vogliamo che la nostra dignità di lavoratori non venga calpestata ancora, torniamo ad essere corporativi, uscendo dal baratro del settarismo di rappresentanza, e ad essere di nuovo categoria, una ed una sola, quella della Polizia Locale.

Roma, 16 Luglio 2019                                                                                                                             Nello Russo

                                                                                                               (segretario nazionale)