S.I.L.Po.L. |
Sindacato Italiano Lavoratori Polizia Locale |
Legge |
Disposizioni in materia di giustizia amministrativa |
Gazzetta Ufficiale n. 173 del 26 luglio 2000 |
La Camera
dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato;
IL PRESIDENTE DELLA
REPUBBLICA
Promulgala seguente legge:
Art.
1.
(Disposizioni sul processo amministrativo)
1. All'articolo
21 della legge 6 dicembre 1971, n. 1034, i commi dal primo al quinto sono
sostituiti dai seguenti:
"Il ricorso deve essere notificato tanto
all'organo che ha emesso l'atto impugnato quanto ai controinteressati ai quali
l'atto direttamente si riferisce, o almeno ad alcuno tra essi, entro il termine
di sessanta giorni da quello in cui l'interessato ne abbia ricevuta la notifica,
o ne abbia comunque avuta piena conoscenza, o, per gli atti di cui non sia
richiesta la notifica individuale, dal giorno in cui sia scaduto il termine
della pubblicazione, se questa sia prevista da disposizioni di legge o di
regolamento, salvo l'obbligo di integrare le notifiche con le ulteriori
notifiche agli altri controinteressati, che siano ordinate dal tribunale
amministrativo regionale. Tutti i provvedimenti adottati in pendenza del ricorso
tra le stesse parti, connessi all'oggetto del ricorso stesso, sono impugnati
mediante proposizione di motivi aggiunti. In pendenza di un ricorso
l'impugnativa di cui dall'articolo 25, comma 5, della legge 7 agosto 1990, n.
241, può essere proposta con istanza presentata al presidente e depositata
presso la segreteria della sezione cui è assegnato il ricorso, previa notifica
all'amministrazione ed ai controinteressati, e viene decisa con ordinanza
istruttoria adottata in camera di consiglio.
Il ricorso, con la prova delle avvenute notifiche, e
con copia del provvedimento impugnato, ove in possesso del ricorrente, deve
essere depositato nella segreteria del tribunale amministrativo regionale, entro
trenta giorni dall'ultima notifica. Nel termine stesso deve essere depositata
copia del provvedimento impugnato, ove non depositata con il ricorso, ovvero ove
notificato o comunicato al ricorrente, e dei documenti di cui il ricorrente
intenda avvalersi in giudizio.
La mancata produzione della copia del provvedimento
impugnato e della documentazione a sostegno del ricorso non implica
decadenza.
L'amministrazione, entro sessanta giorni dalla
scadenza del termine di deposito del ricorso, deve produrre l'eventuale
provvedimento impugnato nonchè gli atti e i documenti in base ai quali l'atto
è stato emanato, quelli in esso citati, e quelli che l'amministrazione ritiene
utili al giudizio.
Dell'avvenuta produzione del provvedimento impugnato,
nonchè degli atti e dei documenti in base ai quali l'atto è stato emanato,
deve darsi comunicazione alle parti costituite.
Ove l'amministrazione non provveda all'adempimento, il
presidente, ovvero un magistrato da lui delegato, ordina, anche su istanza di
parte, l'esibizione degli atti e dei documenti nel termine e nei modi
opportuni".
2. Il terzo comma dell'articolo 44 del testo unico delle
leggi sul Consiglio di Stato, approvato con regio decreto 26 giugno 1924, n.
1054, e successive modificazioni, è sostituito dal seguente:
"La decisione sui mezzi istruttori, compresa la
consulenza tecnica, è adottata dal presidente della sezione o da un magistrato
da lui delegato ovvero dal collegio mediante ordinanza con la quale è
contestualmente fissata la data della successiva udienza di trattazione del
ricorso".
3. All'articolo
23 della legge 6 dicembre 1971, n. 1034, sono aggiunti, in fine, i seguenti
commi:
"I documenti e gli atti prodotti davanti al
tribunale amministrativo regionale non possono essere ritirati dalle parti prima
che il giudizio sia definito con sentenza passata in giudicato e, nel caso di
appello, sono trasmessi senza indugio al giudice di secondo grado unitamente al
fascicolo d'ufficio. Mediante ordinanza può altresì essere disposta dal
presidente della sezione, anche su istanza di parte, l'acquisizione dei
documenti e degli atti e mezzi istruttori già acquisiti dal giudice di primo
grado. Nel caso di appello con richiesta di sospensione della sentenza impugnata
ovvero di impugnazione del provvedimento cautelare la parte ha diritto al
rilascio di copia conforme dei documenti e degli atti prodotti senza oneri ad
eccezione del costo materiale di riproduzione.
Il presidente della sezione può, tuttavia,
autorizzare la sostituzione degli eventuali documenti e atti esibiti in
originale con copia conforme degli stessi, predisposta a cura della segreteria
su istanza motivata dalla parte interessata.
Entro trenta giorni dalla data dell'iscrizione a ruolo
del procedimento di appello avverso la sentenza la segreteria comunica al
giudice di primo grado l'avvenuta interposizione di appello e richiede la
trasmissione del fascicolo di primo grado".
4. All'articolo 38 del regio decreto 17 agosto 1907, n.
642, le parole: "entro due giorni" sono sostituite dalle seguenti:
"entro dieci giorni".
Art.
2.
(Ricorso avverso il silenzio dell'amministrazione)
1. Dopo
l'articolo 21 della legge 6 dicembre 1971, n. 1034, è inserito il
seguente:
"Art. 21-bis. - 1. I ricorsi avverso il silenzio
dell'amministrazione sono decisi in camera di consiglio, con sentenza
succintamente motivata, entro trenta giorni dalla scadenza del termine per il
deposito del ricorso, uditi i difensori delle parti che ne facciano richiesta.
Nel caso che il collegio abbia disposto un'istruttoria, il ricorso è deciso in
camera di consiglio entro trenta giorni dalla data fissata per gli adempimenti
istruttori. La decisione è appellabile entro trenta giorni dalla notificazione
o, in mancanza, entro novanta giorni dalla comunicazione della pubblicazione.
Nel giudizio d'appello si seguono le stesse regole.
2. In caso di totale o parziale accoglimento del
ricorso di primo grado, il giudice amministrativo ordina all'amministrazione di
provvedere di norma entro un termine non superiore a trenta giorni. Qualora
l'amministrazione resti inadempiente oltre il detto termine, il giudice
amministrativo, su richiesta di parte, nomina un commissario che provveda in
luogo della stessa.
3. All'atto dell'insediamento il commissario,
preliminarmente all'emanazione del provvedimento da adottare in via sostitutiva,
accerta se anteriormente alla data dell'insediamento medesimo l'amministrazione
abbia provveduto, ancorchè in data successiva al termine assegnato dal giudice
amministrativo con la decisione prevista dal comma 2".
Art.
3.
(Disposizioni generali sul processo cautelare)
1. Il settimo
comma dell'articolo 21 della legge 6 dicembre 1971, n. 1034, è sostituito dai
seguenti:
"Se il ricorrente, allegando un pregiudizio grave
e irreparabile derivante dall'esecuzione dell'atto impugnato, ovvero dal
comportamento inerte dell'amministrazione, durante il tempo necessario a
giungere ad una decisione sul ricorso, chiede l'emanazione di misure cautelari,
compresa l'ingiunzione a pagare una somma, che appaiono, secondo le circostanze,
più idonee ad assicurare interinalmente gli effetti della decisione sul
ricorso, il tribunale amministrativo regionale si pronuncia sull'istanza con
ordinanza emessa in camera di consiglio. Nel caso in cui dall'esecuzione del
provvedimento cautelare derivino effetti irreversibili il giudice amministrativo
può altresì disporre la prestazione di una cauzione, anche mediante
fideiussione, cui subordinare la concessione o il diniego della misura
cautelare. La concessione o il diniego della misura cautelare non può essere
subordinata a cauzione quando la richiesta cautelare attenga ad interessi
essenziali della persona quali il diritto alla salute, alla integrità
dell'ambiente, ovvero ad altri beni di primario rilievo costituzionale.
L'ordinanza cautelare motiva in ordine alla valutazione del pregiudizio
allegato, ed indica i profili che, ad un sommario esame, inducono a una
ragionevole previsione sull'esito del ricorso. I difensori delle parti sono
sentiti in camera di consiglio, ove ne facciano richiesta.
Prima della trattazione della domanda cautelare, in
caso di estrema gravità ed urgenza, tale da non consentire neppure la dilazione
fino alla data della camera di consiglio, il ricorrente può, contestualmente
alla domanda cautelare o con separata istanza notificata alle controparti,
chiedere al presidente del tribunale amministrativo regionale, o della sezione
cui il ricorso è assegnato, di disporre misure cautelari provvisorie. Il
presidente provvede con decreto motivato, anche in assenza di contraddittorio.
Il decreto è efficace sino alla pronuncia del collegio, cui l'istanza cautelare
è sottoposta nella prima camera di consiglio utile. Le predette disposizioni si
applicano anche dinanzi al Consiglio di Stato, in caso di appello contro
un'ordinanza cautelare e in caso di domanda di sospensione della sentenza
appellata.
In sede di decisione della domanda cautelare, il
tribunale amministrativo regionale, accertata la completezza del contraddittorio
e dell'istruttoria ed ove ne ricorrano i presupposti, sentite sul punto le parti
costituite, può definire il giudizio nel merito a norma dell'articolo 26. Ove
necessario, il tribunale amministrativo regionale dispone l'integrazione del
contraddittorio e fissa contestualmente la data della successiva trattazione del
ricorso a norma del comma undicesimo; adotta, ove ne sia il caso, le misure
cautelari interinali.
Con l'ordinanza che rigetta la domanda cautelare o
l'appello contro un'ordinanza cautelare ovvero li dichiara inammissibili o
irricevibili, il giudice può provvedere in via provvisoria sulle spese del
procedimento cautelare.
L'ordinanza del tribunale amministrativo regionale di
accoglimento della richiesta cautelare comporta priorità nella fissazione della
data di trattazione del ricorso nel merito.
La domanda di revoca o modificazione delle misure
cautelari concesse e la riproposizione della domanda cautelare respinta sono
ammissibili solo se motivate con riferimento a fatti sopravvenuti.
Nel caso in cui l'amministrazione non abbia prestato
ottemperanza alle misure cautelari concesse, o vi abbia adempiuto solo
parzialmente, la parte interessata può, con istanza motivata e notificata alle
altre parti, chiedere al tribunale amministrativo regionale le opportune
disposizioni attuative. Il tribunale amministrativo regionale esercita i poteri
inerenti al giudizio di ottemperanza al giudicato, di cui all'articolo 27, primo
comma, numero 4), del testo unico delle leggi sul Consiglio di Stato, approvato
con regio decreto 26 giugno 1924, n. 1054, e successive modificazioni, e dispone
l'esecuzione dell'ordinanza cautelare indicandone le modalità e, ove occorra,
il soggetto che deve provvedere.
Le disposizioni dei precedenti commi si applicano
anche nei giudizi avanti al Consiglio di Stato".
2. All'articolo
28 della legge 6 dicembre 1971, n. 1034, dopo il secondo comma è inserito il
seguente:
"Contro le ordinanze dei tribunali amministrativi
regionali di cui all'articolo 21, commi settimo e seguenti, è ammesso ricorso
in appello, da proporre nel termine di sessanta giorni dalla notificazione
dell'ordinanza, ovvero di centoventi giorni dalla comunicazione del deposito
dell'ordinanza stessa nella segreteria".
3. Per
l'impugnazione delle ordinanze già emanate alla data di entrata in vigore della
presente legge il termine di centoventi giorni decorre da quest'ultima data,
sempre che ciò non comporti riapertura o prolungamento del termine previsto
dalla normativa anteriore.
4. Nell'ambito del ricorso straordinario al Presidente
della Repubblica può essere concessa, a richiesta del ricorrente, ove siano
allegati danni gravi e irreparabili derivanti dall'esecuzione dell'atto, la
sospensione dell'atto medesimo. La sospensione è disposta con atto motivato del
Ministero competente ai sensi dell'articolo 8 del decreto del Presidente della
Repubblica 24 novembre 1971, n. 1199, su conforme parere del Consiglio di Stato.
Art.
4.
(Disposizioni particolari sul processo in determinate materie)
1. Dopo
l'articolo 23 della legge 6 dicembre 1971, n. 1034, è inserito il
seguente:
"Art. 23-bis. - 1. Le disposizioni di cui al
presente articolo si applicano nei giudizi davanti agli organi di giustizia
amministrativa aventi ad oggetto:
a)
i provvedimenti relativi a procedure di affidamento di incarichi di
progettazione e di attività tecnico-amministrative ad esse connesse;
b)
i provvedimenti relativi alle procedure di aggiudicazione, affidamento ed
esecuzione di opere pubbliche o di pubblica utilità, ivi compresi i bandi di
gara e gli atti di esclusione dei concorrenti, nonchè quelli relativi alle
procedure di occupazione e di espropriazione delle aree destinate alle predette
opere;
c) i provvedimenti relativi
alle procedure di aggiudicazione, affidamento ed esecuzione di servizi pubblici
e forniture, ivi compresi i bandi di gara e gli atti di esclusione dei
concorrenti;
d) i provvedimenti adottati
dalle autorità amministrative indipendenti;
e) i provvedimenti relativi
alle procedure di privatizzazione o di dismissione di imprese o beni pubblici,
nonchè quelli relativi alla costituzione, modificazione o soppressione di
società, aziende e istituzioni ai sensi dell'articolo 22 della legge 8 giugno
1990, n. 142;
f)
i provvedimenti di nomina, adottati previa delibera del Consiglio dei
ministri ai sensi della legge 23 agosto 1988, n. 400;
g) i provvedimenti di
scioglimento degli enti locali e quelli connessi concernenti la formazione e il
funzionamento degli organi.
2. I termini processuali previsti sono ridotti alla
metà, salvo quelli per la proposizione del ricorso.
3. Salva
l'applicazione dell'articolo 26, quarto comma, il tribunale amministrativo
regionale chiamato a pronunciarsi sulla domanda cautelare, accertata la
completezza del contraddittorio ovvero disposta l'integrazione dello stesso ai
sensi dell'articolo 21, se ritiene ad un primo esame che il ricorso evidenzi
l'illegittimità dell'atto impugnato e la sussistenza di un pregiudizio grave e
irreparabile, fissa con ordinanza la data di discussione nel merito alla prima
udienza successiva al termine di trenta giorni dalla data di deposito
dell'ordinanza. In caso di rigetto dell'istanza cautelare da parte del tribunale
amministrativo regionale, ove il Consiglio di Stato riformi l'ordinanza di primo
grado, la pronunzia di appello è trasmessa al tribunale amministrativo
regionale per la fissazione dell'udienza di merito. In tale ipotesi, il termine
di trenta giorni decorre dalla data di ricevimento dell'ordinanza da parte della
segreteria del tribunale amministrativo regionale che ne dà avviso alle parti.
4. Nel
giudizio cautelare di cui al comma 3 le parti possono depositare documenti entro
il termine di quindici giorni dal deposito o dal ricevimento delle ordinanze di
cui al medesimo comma e possono depositare memorie entro i successivi dieci
giorni.
5. Con le
ordinanze di cui al comma 3, in caso di estrema gravità ed urgenza, il
tribunale amministrativo regionale o il Consiglio di Stato possono disporre le
opportune misure cautelari, enunciando i profili che, ad un sommario esame,
inducono a una ragionevole probabilità sul buon esito del
6. Nei
giudizi di cui al comma 1, il dispositivo della sentenza è pubblicato entro
sette giorni dalla data dell'udienza, mediante deposito in segreteria.
7. Il
termine per la proposizione dell'appello avverso la sentenza del tribunale
amministrativo regionale pronunciata nei giudizi di cui al comma 1 è di trenta
giorni dalla notificazione e di centoventi giorni dalla pubblicazione della
sentenza. La parte può, al fine di ottenere la sospensione dell'esecuzione
della sentenza, proporre appello nel termine di trenta giorni dalla
pubblicazione del dispositivo, con riserva dei motivi, da proporre entro trenta
giorni dalla notificazione ed entro centoventi giorni dalla comunicazione della
pubblicazione della sentenza.
8. Le
disposizioni del presente articolo si applicano anche davanti al Consiglio di
Stato, in caso di domanda di sospensione della sentenza appellata".
2. Sono abrogati l'articolo 19 del decreto-legge 25 marzo
1997, n. 67, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 maggio 1997, n. 135,
e il comma 27 dell'articolo 1 della legge 31 luglio 1997, n. 249.
3. Nei giudizi ai sensi dell'articolo 25, commi 5 e
seguenti, della legge 7 agosto 1990, n. 241, il ricorrente può stare in
giudizio personalmente senza l'assistenza del difensore. L'amministrazione può
essere rappresentata e difesa da un proprio dipendente, purchè in possesso
della qualifica di dirigente, autorizzato dal rappresentante legale dell'ente.
Art.
5.
(Giudice unico delle pensioni)
1. In materia di ricorsi pensionistici, civili, militari e
di guerra la Corte dei conti, in primo grado, giudica in composizione
monocratica, attraverso un magistrato assegnato alla sezione giurisdizionale
regionale competente per territorio, in funzione di giudice unico. In sede
cautelare la Corte giudica sempre in composizione collegiale.
2. Innanzi al giudice unico delle pensioni si applicano
gli articoli 420, 421, 429, 430 e 431 del codice di procedura civile.
3. Nel caso in cui il ricorrente risulti deceduto il
giudice dichiara interrotto il giudizio e dispone la comunicazione agli eredi
ovvero la pubblicazione del relativo avviso nella Gazzetta Ufficiale, contenente
i dati anagrafici del ricorrente, il numero del ricorso e l'avvertenza che il
giudizio deve essere riassunto entro il termine di novanta giorni a pena di
estinzione. Gli avvisi sono pubblicati gratuitamente. Se nessuno degli eredi
provvede a riassumere il giudizio entro novanta giorni dalla pubblicazione del
suddetto avviso il giudizio è dichiarato estinto.
Art.
6.
(Disposizioni in materia di giurisdizione)
1. Sono devolute alla giurisdizione esclusiva del giudice
amministrativo tutte le controversie relative a procedure di affidamento di
lavori, servizi o forniture svolte da soggetti comunque tenuti, nella scelta del
contraente o del socio, all'applicazione della normativa comunitaria ovvero al
rispetto dei procedimenti di evidenza pubblica previsti dalla normativa statale
o regionale.
2. Le controversie concernenti diritti soggettivi devolute
alla giurisdizione del giudice amministrativo possono essere risolte mediante
arbitrato rituale di diritto.
Art. 7.
(Modifiche al decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 80)
1. Al decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 80, sono
apportate le seguenti modificazioni:
a) l'articolo 33 è
sostituito dal seguente:
"Art. 33. - 1. Sono devolute alla giurisdizione esclusiva del giudice
amministrativo tutte le controversie in materia di pubblici servizi, ivi
compresi quelli afferenti alla vigilanza sul credito, sulle assicurazioni e sul
mercato mobiliare, al servizio farmaceutico, ai trasporti, alle
telecomunicazioni e ai servizi di cui alla legge 14 novembre 1995, n. 481.
2. Tali controversie sono, in particolare,
quelle:
a) concernenti la istituzione,
modificazione o estinzione di soggetti gestori di pubblici servizi, ivi comprese
le aziende speciali, le istituzioni o le società di capitali anche di
trasformazione urbana;
b) tra le amministrazioni
pubbliche e i gestori comunque denominati di pubblici servizi;
c) in materia di vigilanza e
di controllo nei confronti di gestori dei pubblici servizi;
d) aventi ad oggetto le
procedure di affidamento di appalti pubblici di lavori, servizi e forniture,
svolte da soggetti comunque tenuti alla applicazione delle norme comunitarie o
della normativa nazionale o regionale;
e) riguardanti le attività e
le prestazioni di ogni genere, anche di natura patrimoniale, rese
nell'espletamento di pubblici servizi, ivi comprese quelle rese nell'ambito del
Servizio sanitario nazionale e della pubblica istruzione, con esclusione dei
rapporti individuali di utenza con soggetti privati, delle controversie
meramente risarcitorie che riguardano il danno alla persona o a cose e delle
controversie in materia di invalidità.
3. All'articolo 5, primo comma, della legge 6 dicembre
1971, n. 1034, sono soppresse le parole: "o di servizi"";
b) l'articolo 34 è sostituito dal seguente:
"Art. 34. - 1. Sono devolute alla giurisdizione
esclusiva del giudice amministrativo le controversie aventi per oggetto gli
atti, i provvedimenti e i comportamenti delle amministrazioni pubbliche e dei
soggetti alle stesse equiparati in materia urbanistica ed edilizia.
2. Agli effetti del presente decreto, la materia
urbanistica concerne tutti gli aspetti dell'uso del territorio.
3. Nulla è innovato in ordine:
a) alla giurisdizione del
tribunale superiore delle acque;
b) alla giurisdizione del
giudice ordinario per le controversie riguardanti la determinazione e la
corresponsione delle indennità in conseguenza dell'adozione di atti di natura
espropriativa o ablativa";
c) l'articolo 35 è sostituito dal seguente:
"Art. 35. - 1. Il giudice amministrativo, nelle
controversie devolute alla sua giurisdizione esclusiva, dispone, anche
attraverso la reintegrazione in forma specifica, il risarcimento del danno
ingiusto.
2. Nei casi previsti dal comma 1, il giudice
amministrativo può stabilire i criteri in base ai quali l'amministrazione
pubblica o il gestore del pubblico servizio devono proporre a favore dell'avente
titolo il pagamento di una somma entro un congruo termine. Se le parti non
giungono ad un accordo, con il ricorso previsto dall'articolo 27, primo comma,
numero 4), del testo unico approvato con regio decreto 26 giugno 1924, n. 1054,
può essere chiesta la determinazione della somma dovuta.
3. Il giudice amministrativo, nelle controversie di
cui al comma 1, può disporre l'assunzione dei mezzi di prova previsti dal
codice di procedura civile, nonchè della consulenza tecnica d'ufficio, esclusi
l'interrogatorio formale e il giuramento. L'assunzione dei mezzi di prova e
l'espletamento della consulenza tecnica d'ufficio sono disciplinati, ove
occorra, nel regolamento di cui al regio decreto 17 agosto 1907, n. 642, tenendo
conto della specificità del processo amministrativo in relazione alle esigenze
di celerità e concentrazione del giudizio.
4. Il primo periodo del terzo comma dell'articolo 7
della legge 6 dicembre 1971, n. 1034, è sostituito dal seguente: "Il
tribunale amministrativo regionale, nell'ambito della sua giurisdizione, conosce
anche di tutte le questioni relative all'eventuale risarcimento del danno, anche
attraverso la reintegrazione in forma specifica, e agli altri diritti
patrimoniali consequenziali".
5. Sono abrogati l'articolo 13 della legge 19 febbraio
1992, n. 142, e ogni altra disposizione che prevede la devoluzione al giudice
ordinario delle controversie sul risarcimento del danno conseguente
all'annullamento di atti amministrativi".
Art.
8.
(Giurisdizione esclusiva)
1. Nelle controversie devolute alla giurisdizione
esclusiva del giudice amministrativo, aventi ad oggetto diritti soggettivi di
natura patrimoniale, si applica il capo I del titolo I del libro IV del codice
di procedura civile. Per l'ingiunzione è competente il presidente o un
magistrato da lui delegato. L'opposizione si propone con ricorso.
2. Nelle controversie devolute alla giurisdizione
esclusiva del giudice amministrativo, aventi ad oggetti diritti soggettivi di
natura patrimoniale, il tribunale amministrativo regionale, su istanza di parte,
dispone in via provvisionale, con ordinanza provvisoriamente esecutiva, la
condanna al pagamento di somme di denaro quando, in ordine al credito azionato,
ricorrono i presupposti di cui agli articoli 186-bis e 186-ter del codice di
procedura civile.
3. Al fine di cui al comma 2, il presidente del tribunale
amministrativo regionale, ovvero il presidente della sezione interna o della
sezione distaccata, fissa su istanza di parte la discussione nella prima camera
di consiglio utile, e quando ciò non sia possibile, entro un termine di trenta
giorni successivo al deposito del ricorso o dell'istanza di parte se separata.
4. Il procedimento di cui ai commi 1 e 2 si applica anche
al giudizio innanzi al Consiglio di Stato in sede di appello.
Art.
9.
(Decisioni in forma semplificata e perenzione dei ricorsi ultradecennali)
1. All'articolo
26 della legge 6 dicembre 1971, n. 1034, l'ultimo comma è sostituito dai
seguenti:
"Nel caso in cui ravvisino la manifesta
fondatezza ovvero la manifesta irricevibilità, inammissibilità, improcedibilità
o infondatezza del ricorso, il tribunale amministrativo regionale e il Consiglio
di Stato decidono con sentenza succintamente motivata. La motivazione della
sentenza può consistere in un sintetico riferimento al punto di fatto o di
diritto ritenuto risolutivo, ovvero, se del caso, ad un precedente conforme. In
ogni caso, il giudice provvede anche sulle spese di giudizio, applicando le
norme del codice di procedura civile.
La decisione in forma semplificata è assunta, nel
rispetto della completezza del contraddittorio, nella camera di consiglio
fissata per l'esame dell'istanza cautelare ovvero fissata d'ufficio a seguito
dell'esame istruttorio previsto dal secondo comma dell'articolo 44 del testo
unico delle leggi sul Consiglio di Stato, approvato con regio decreto 26 giugno
1924, n. 1054, e successive modificazioni.
Le decisioni in forma semplificata sono soggette alle
medesime forme di impugnazione previste per le sentenze.
La rinuncia al ricorso, la cessazione della materia del
contendere, l'estinzione del giudizio e la perenzione sono pronunciate, con
decreto, dal presidente della sezione competente o da un magistrato da lui
delegato. Il decreto è depositato in segreteria, che ne dà formale
comunicazione alle parti costituite. Nel termine di sessanta giorni dalla
comunicazione ciascuna delle parti costituite può proporre opposizione al
collegio, con atto notificato a tutte le altre parti e depositato presso la
segreteria del giudice adìto entro dieci giorni dall'ultima notifica. Nei
trenta giorni successivi il collegio decide sulla opposizione in camera di
consiglio, sentite le parti che ne facciano richiesta, con ordinanza che, in
caso di accoglimento della opposizione, dispone la reiscrizione del ricorso nel
ruolo ordinario. Nel caso di rigetto, le spese sono poste a carico
dell'opponente e vengono liquidate dal collegio nella stessa ordinanza, esclusa
la possibilità di compensazione anche parziale. L'ordinanza è depositata in
segreteria, che ne dà comunicazione alle parti costituite. Avverso l'ordinanza
che decide sulla opposizione può essere proposto ricorso in appello. Il
giudizio di appello procede secondo le regole ordinarie, ridotti alla metà
tutti i termini processuali".
2. A cura della segreteria è notificato alle parti
costituite, dopo il decorso di dieci anni dalla data di deposito dei ricorsi,
apposito avviso in virtù del quale è fatto onere alle parti ricorrenti di
presentare nuova istanza di fissazione dell'udienza con la firma delle parti
entro sei mesi dalla data di notifica dell'avviso medesimo. I ricorsi per i
quali non sia stata presentata nuova domanda di fissazione vengono, dopo il
decorso infruttuoso del termine assegnato, dichiarati perenti con le modalità
di cui all'ultimo comma dell'articolo 26 della legge 6 dicembre 1971, n. 1034,
introdotto dal comma 1 del presente articolo.
3. Le
disposizioni concernenti le decisioni in forma semplificata e la perenzione dei
ricorsi ultradecennali, previste nei commi 1 e 2, si applicano anche ai giudizi
innanzi alla Corte dei conti in materia di ricorsi pensionistici, civili,
militari e di guerra.
4. Il quinto
comma dell'articolo 31 della legge 6 dicembre 1971, n. 1034, è sostituito dal
seguente:
"Negli altri casi il presidente fissa
immediatamente la camera di consiglio per la sommaria delibazione del
regolamento di competenza proposto. Qualora il collegio, sentiti i difensori
delle parti, rilevi, con decisione semplificata, la manifesta infondatezza del
regolamento di competenza, respinge l'istanza e provvede sulle spese di
giudizio; in caso contrario dispone che gli atti siano immediatamente trasmessi
al Consiglio di Stato".
Art.
10.
(Esecuzione di sentenze non sospese dal Consiglio di Stato e dalla Corte dei
conti)
1. All'articolo 33 della legge 6 dicembre 1971, n. 1034,
è aggiunto il seguente comma:
"Per l'esecuzione delle sentenze non
sospese dal Consiglio di Stato il tribunale amministrativo regionale esercita i
poteri inerenti al giudizio di ottemperanza al giudicato di cui all'articolo 27,
primo comma, numero 4), del testo unico delle leggi sul Consiglio di Stato,
approvato con regio decreto 26 giugno 1924, n. 1054, e successive
modificazioni".
2. La disposizione di cui al comma 1 si applica anche nel
giudizio innanzi alle sezioni giurisdizionali regionali della Corte dei conti
per l'esecuzione delle sentenze emesse dalle sezioni medesime e non sospese
dalle sezioni giurisdizionali centrali d'appello della Corte dei conti; per
l'esecuzione delle sentenze emesse da queste ultime provvedono le stesse sezioni
giurisdizionali centrali d'appello della Corte dei conti.
3. Ad eccezione di quanto disposto dall'articolo 105,
primo comma, del regolamento di procedura per i giudizi innanzi alla Corte dei
conti, approvato con regio decreto 13 agosto 1933, n. 1038, la disposizione di
cui al comma 1 si applica anche nei giudizi innanzi alle sezioni giurisdizionali
centrali d'appello della Corte dei conti. È abrogato l'articolo 105, secondo
comma, del citato regolamento approvato con regio decreto n. 1038 del 1933.
Art.
11.
(Rinvio delle controversie al tribunale amministrativo regionale)
1. Il quarto comma dell'articolo 35 della legge 6 dicembre
1971, n. 1034, è sostituito dal seguente:
"In ogni caso di rinvio, il giudizio prosegue
innanzi al tribunale amministrativo regionale, con fissazione d'ufficio
dell'udienza pubblica, da tenere entro trenta giorni dalla comunicazione della
sentenza con la quale si dispone il rinvio. Le parti possono depositare atti,
documenti e memorie sino a tre giorni prima dell'udienza".
Art.
12.
(Mezzi per l'effettuazione delle notifiche)
Il
presidente del tribunale può disporre che la notifica del ricorso o di
provvedimenti sia effettuata con qualunque mezzo idoneo, compresi quelli per via
telematica o telefax, ai sensi dell'articolo 151 del codice di procedura civile.
Art.
13.
(Obbligo di permanenza nella sede di nomina per i presidenti di sezione del
Consiglio di Stato e per i presidenti dei tribunali amministrativi regionali)
1. All'articolo
21 della legge 27 aprile 1982, n. 186, dopo il quarto comma, è inserito il
seguente:
"La nomina a presidente di sezione del Consiglio
di Stato e quella a presidente di tribunale amministrativo regionale comportano
l'obbligo, per il nominato, di permanere nella sede di assegnazione per un
periodo non inferiore a tre anni, salvo il caso di trasferimento d'ufficio
disposto in applicazione delle norme in materia. Per lo stesso periodo non è
consentito il collocamento fuori ruolo del magistrato. La nomina può non essere
disposta nei confronti di magistrati il cui periodo di permanenza in servizio,
fino al collocamento a riposo per raggiunti limiti di età, sia inferiore a tre
anni dalla data di conferimento dell'incarico".
Art.
14.
(Aumento dell'organico dei magistrati e del personale amministrativo)
1. A decorrere dal 1º gennaio 2001, nella tabella A
allegata alla legge 27 aprile 1982, n. 186, il numero dei presidenti di sezione
del Consiglio di Stato è aumentato di tre unità, quello dei consiglieri di
Stato di dieci unità, quello dei referendari dei tribunali amministrativi
regionali di sessanta unità.
2. A decorrere dalla stessa data di cui al comma 1, la
dotazione organica del personale amministrativo del Consiglio di Stato e dei
tribunali amministrativi regionali è aumentata nella misura complessiva di
quaranta unità, da ripartire tra le sedi interessate dagli aumenti di cui al
medesimo comma 1.
3. Per le finalità di cui al presente articolo è
autorizzata la spesa di lire 16.600 milioni annue a decorrere dall'anno 2001.
Art.
15.
(Pubblicità dei pareri del Consiglio di Stato)
I
pareri del Consiglio di Stato sono pubblici e recano l'indicazione del
presidente del collegio e dell'estensore.
Art.
16.
(Integrazione dell'istruttoria mediante consulenza tecnica)
Al
primo comma dell'articolo 44 del testo unico delle leggi sul Consiglio di Stato,
approvato con regio decreto 26 giugno 1924, n. 1054, e successive modificazioni,
sono aggiunte, in fine, le parole: ", ovvero disporre consulenza
tecnica".
Art.
17.
(Ufficio del segretariato generale della giustizia amministrativa)
1. L'articolo 4 della legge 27 aprile 1982, n. 186, è
sostituito dal seguente:
"Art. 4. - (Ufficio del segretariato generale
della giustizia amministrativa). - 1. L'ufficio del segretariato generale è
composto dal segretario generale nonchè, con competenza per i rispettivi
istituti, dal segretario delegato per il Consiglio di Stato e dal segretario
delegato per i tribunali amministrativi regionali.
2. Il segretario generale e i segretari delegati assistono
il presidente del Consiglio di Stato nell'esercizio delle sue funzioni e
svolgono, ciascuno per le proprie competenze, gli altri compiti previsti dalle
norme vigenti per il segretario generale del Consiglio di Stato.
3. L'incarico di segretario generale è conferito ad un
consigliere di Stato, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su
proposta del presidente del Consiglio di Stato, sentito il consiglio di
presidenza.
4. Gli incarichi di segretario delegato sono conferiti dal
presidente del Consiglio di Stato, sentito il consiglio di presidenza,
rispettivamente ad un consigliere di Stato e ad un consigliere di tribunale
amministrativo regionale.
5. Gli incarichi, salvo provvedimento motivato di revoca,
cessano al compimento di cinque anni dal conferimento e non sono rinnovabili.
6. In caso di assenza o di impedimento, i segretari sono
sostituiti, con provvedimento del presidente del Consiglio di Stato, da altro
magistrato incaricato di esercitarne temporaneamente le funzioni.
7. Agli oneri derivanti dall'attuazione del presente
articolo si provvede nei limiti degli ordinari stanziamenti di bilancio".
Art.
18.
(Modificazione della composizione del consiglio di presidenza della giustizia
amministrativa)
1. L'articolo
7 della legge 27 aprile 1982, n. 186, è sostituito dal seguente:
"Art. 7. - (Composizione del consiglio di
presidenza) - 1. In attesa del generale riordino dell'ordinamento della
giustizia amministrativa sulla base della unicità di accesso e di carriera, con
esclusione di automatismi collegati all'anzianità di servizio, il consiglio di
presidenza è costituito con decreto del Presidente della Repubblica su proposta
del Presidente del Consiglio dei ministri. Esso ha sede in Roma, presso il
Consiglio di Stato, ed è composto:
a) dal presidente del
Consiglio di Stato, che lo presiede;
b) da quattro magistrati in
servizio presso il Consiglio di Stato;
c) da sei magistrati in
servizio presso i tribunali amministrativi regionali;
d) da quattro cittadini
eletti, due dalla Camera dei deputati e due dal Senato della Repubblica a
maggioranza assoluta dei rispettivi componenti, tra i professori ordinari di
università in materie giuridiche o gli avvocati con venti anni di esercizio
professionale;
e) da due magistrati in
servizio presso il Consiglio di Stato con funzioni di supplenti dei componenti
di cui alla lettera b);
f) da due magistrati in
servizio presso i tribunali amministrativi regionali, con funzioni di supplenti
dei componenti di cui alla lettera c).
2. All'elezione dei componenti di cui alle lettere b)
ed e) del comma 1, nonchè di quelli di cui alle lettere c) e f) del medesimo
comma, partecipano, rispettivamente, i magistrati in servizio presso il
Consiglio di Stato e presso i tribunali amministrativi regionali, senza
distinzione di categoria, con voto personale, segreto e diretto.
3. I componenti elettivi durano in carica quattro anni
e non sono immediatamente rieleggibili.
4. I membri eletti che nel corso del quadriennio
perdono i requisiti di eleggibilità o si dimettono, o cessano per qualsiasi
causa dal servizio oppure passano dal Consiglio di Stato ai tribunali
amministrativi regionali o viceversa, sono sostituiti, per il restante periodo,
dai magistrati appartenenti al corrispondente gruppo elettorale che seguono gli
eletti per il numero dei suffragi ottenuti.
5. I componenti di cui al comma 1, lettera d), non
possono esercitare alcuna attività suscettibile di interferire con le funzioni
del Consiglio di Stato e dei tribunali amministrativi regionali. Ad essi si
applica il disposto dell'articolo 12 della legge 13 aprile 1988, n. 117.
6. I membri supplenti partecipano alle sedute del
consiglio di presidenza in caso di assenza o impedimento dei componenti
effettivi.
7. Il vice presidente, eletto dal consiglio tra i
componenti di cui al comma 1, lettera d), sostituisce il presidente ove questi
sia assente o impedito.
8. In caso di parità prevale il voto del
presidente".
2. In sede di
prima applicazione, i componenti di cui all'articolo 7, comma 1, lettera d),
della legge 27 aprile 1982, n. 186, come sostituito dal comma 1 del presente
articolo, entrano a far parte del consiglio di presidenza in carica alla data di
entrata in vigore della presente legge. Il mandato cessa alla scadenza del
consiglio stesso.
3. A decorrere dalla data di entrata in vigore della
presente legge si applicano, in quanto compatibili, al consiglio di presidenza
della Corte dei conti le disposizioni di cui ai commi 1 e 2.
4. Per le finalità previste dal comma 1, è autorizzata
la spesa di lire 470 milioni annue per l'anno 2000 e di lire 940 milioni annue a
decorrere dall'anno 2001.
Art.
19.
(Carichi di lavoro dei magistrati)
1. Al primo comma dell'articolo 13 della legge 27 aprile
1982, n. 186, dopo il numero 6) è aggiunto il seguente:
"6-bis) determina i criteri e le modalità per la
fissazione dei carichi di lavoro dei magistrati".
Art.
20.
(Autonomia finanziaria del Consiglio di Stato e dei tribunali amministrativi
regionali)
1. Alla legge
27 aprile 1982, n. 186, dopo l'articolo 53 è inserito il seguente:
"Art. 53-bis. - (Autonomia finanziaria del
Consiglio di Stato e dei tribunali amministrativi regionali). - 1. A decorrere
dall'anno 2001 il consiglio di presidenza della giustizia amministrativa
provvede all'autonoma gestione delle spese relative al Consiglio di Stato e dei
tribunali amministrativi regionali nei limiti di un fondo iscritto in apposita
unità previsionale di base denominata "Consiglio di Stato e tribunali
amministrativi regionali", nell'ambito del centro di responsabilità
"Tesoro" dello stato di previsione della spesa del Ministero del
tesoro, del bilancio e della programmazione economica. Il bilancio preventivo ed
il rendiconto sono trasmessi ai Presidenti della Camera dei deputati e del
Senato della Repubblica e sono pubblicati nella Gazzetta Ufficiale.
2. Il consiglio di presidenza della giustizia
amministrativa disciplina l'organizzazione, il funzionamento e la gestione delle
spese del Consiglio di Stato e dei tribunali amministrativi regionali".
Art.
21.
(Estensione ai magistrati amministrativi della facoltà prevista dall'articolo
7, comma 1, della legge 21 febbraio 1990, n. 36, per i magistrati dell'ordine
giudiziario)
1. La disposizione contenuta nel comma 1 dell'articolo 7
della legge 21 febbraio 1990, n. 36, si applica anche nei confronti dei
magistrati amministrativi di cui alla legge 27 aprile 1982, n. 186, nonchè dei
magistrati della Corte dei conti.
Art.
22.
(Copertura finanziaria)
1. All'onere derivante dall'attuazione della presente
legge, valutato in lire 470 milioni per l'anno 2000 ed in lire 17.540 milioni
annue a decorrere dal 2001, si provvede mediante corrispondente riduzione dello
stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2000-2002, nell'ambito
dell'unità previsionale di base di parte corrente "Fondo speciale"
dello stato di previsione del Ministero del tesoro, del bilancio e della
programmazione economica per l'anno 2000, allo scopo parzialmente utilizzando,
quanto a lire 470 milioni per l'anno 2000, l'accantonamento relativo al
Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica; quanto a
lire 15.800 milioni per gli anni 2001 e 2002, l'accantonamento relativo al
Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica; quanto a
lire 31 milioni ed a lire 1.740 milioni, rispettivamente, per gli anni 2001 e
2002, l'accantonamento relativo al Ministero della giustizia; quanto a lire 639
milioni per l'anno 2001 l'accantonamento relativo al Ministero dei trasporti e
della navigazione; quanto a lire 1.070 milioni per l'anno 2001 l'accantonamento
relativo al Ministero delle politiche agricole e forestali.
2. Il
Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica è
autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di
bilancio.
La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sara'
inserita nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare
come legge dello Stato.
Data a Roma, addi' 21 luglio 2000