S.I.L.Po.L.

Sindacato Italiano Lavoratori Polizia Locale

I^ Commissione Affari Costituzionali

Resoconto della seduta del 29 gennaio 1999


La Commissione prosegue l'esame delle abbinate proposte di legge, sospeso, da ultimo, il 27 gennaio 1998.

Achille SERRA (gruppo forza Italia), nel congratularsi con il deputato Massa per la relazione svolta nella seduta del 27 gennaio 1998, osserva come lo scopo del relatore gi sia chiaramente quello di giungere all'elaborazione di un testo unificato.
    Nel merito, intende svolgere alcune riflessioni in ordine ai temi della sicurezza e della necessità di riorganizzare l'ordinamento della polizia locale sulla base del principio di sussidiarietà, nonché in ordine all'esigenza di procedere all'abbinamento delle altre proposte di legge in materia che verranno presentate.
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    Quanto al primo punto, rileva come l'insicurezza nelle città stia fortemente crescendo a causa dei fenomeni di microcriminalità. L'attenzione degli ultimi Governi è stata doverosamente rivolta alla lotta nei confronti della grande criminalità organizzata, per condurre la quale è stato impiegato un altissimo numero di uomini e mezzi delle forze dell'ordine. Ne è, quindi, scaturita una carenza di personale impiegabile nei confronti della criminalità minore, che, peraltro, minore non è, dal momento che mette seriamente a repentaglio la sicurezza quotidiana di tutti i cittadini. D'altra parte, molti degli interventi repressivi delle forze dell'ordine sono successivamente vanificati dai numerosi provvedimenti di rimessione in libertà dei piccoli criminali, spesso a causa del sovraffollamento e della carenza di case circondariali nel nostro paese. L'insicurezza, del resto, può essere efficacemente combattuta soltanto con la presenza sul territorio della forza pubblica. In tal senso, utile può rivelarsi il riferimento al principio di sussidiarietà, nel senso di richiedere che l'esercizio delle funzioni di salvaguardia della sicurezza pubblica parta anzitutto dai comuni, anche se deve esser chiaro che il sindaco non ha alcun potere in materia di ordine pubblico. La proposta di legge Negri ed altri n. 1644, di cui è cofirmatario, affida le funzioni di pubblica sicurezza al sindaco, in un'ottica secondo la quale gli obiettivi delle autorità centrali e dei sindaci in gran parte coincidono. Il che non deve, peraltro, significare che il sindaco debba detenere un potere esclusivo di tutela dell'ordine pubblico nella città: si tratta, invece, di dare risposta all'esigenza di coordinamento tra la polizia locale e le forze dell'ordine, consentendo, ad esempio, l'ingresso del sindaco nel Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica.
    Non condivide, inoltre, la preoccupazione manifestata dal relatore circa la previsione, contenuta nella proposta di legge n. 1644, di cui è cofirmatario, in base alla quale sarebbe permesso agli agenti municipali di agire senza alcuna limitazione territoriale, in quanto tale previsione andrebbe, comunque, intesa nel senso di riferirla al solo territorio comunale, come dispone anche la proposta di legge Soro ed altri n. 4283.
    Sottolinea, inoltre, che la proposta di legge Ascierto e Gasparri n. 3962, in base alla quale la polizia municipale dipenderebbe funzionalmente dal comune ma gerarchicamente dalla regione, potrebbe provocare disorientamento tra le fila del personale.
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    Riterrebbe, infine, opportuno acquisire utili elementi conoscitivi mediante l'invio di una delegazione
gi della Commissione in alcuni paesi stranieri nei quali il ruolo della polizia locale in coordinamento con le forze dell'ordine è da diverso tempo una realtà.

Rosa JERVOLINO RUSSO, Presidente, osserva che il suggerimento da ultimo formulato dal deputato Serra circa la necessità di inviare una delegazione della Commissione in alcuni paesi stranieri per studiare le modalità organizzative delle rispettive polizie locali potrà essere opportunamente preso in considerazione dall'Ufficio di Presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi. gi

Filippo ASCIERTO (gruppo alleanza nazionale) esprime apprezzamento per l'equilibrata relazione del deputato Massa che ha colto tutti i punti centrali della sua proposta di legge e sottolinea che, per parte sua, vi è la massima disponibilità ad un confronto per giungere alle migliori soluzioni. Mentre altre proposte di legge si occupano di aspetti marginali, la sua proposta ha una portata più ampia, intendendo trasformare la polizia locale in una polizia regionale e migliorare il coordinamento tra le forze di polizia. La situazione attuale dei vigili urbani non è soddisfacente, poiché essi non ricevono una adeguata preparazione, mancando ogni strumento per la formazione. Inoltre spesso il vigile urbano non ha un buon rapporto con i cittadini, i quali lo considerano solo per le sue funzioni repressive e non lo vedono come un garante della sicurezza locale. Non bisogna però dimenticare che i vigili urbani svolgono importanti funzioni, quali ad esempio, in talune occasioni quelle di polizia giudiziaria. Occorre quindi una riforma della polizia locale nel quadro della riforma complessiva delle forze di polizia. La sua proposta di legge, con gli opportuni miglioramenti che le si vorranno apportare, mira a costruire un nuovo quadro di riferimento per le esigenze della sicurezza dei cittadini. L'articolo 117 della Costituzione, nell'attribuire alle regioni potestà legislativa su questa materia, legittima la scelta di inquadrare la polizia locale in un contesto regionale, sottraendo così il vigile urbano alla dipendenza dal sindaco. Nella prospettiva della riforma dello Stato in senso federalista è lecito prevedere che ci saranno polizie di livello centrale e locale. L'intento della sua proposta di legge è, in questa prospettiva, far sì che la polizia locale si trovi in rapporto gerarchico con la regione e sia solo dal punto di vista funzionale alle dipendenze del sindaco, il quale, essendo eletto direttamente dalla cittadinanza, deve rispondere dell'ordine pubblico locale. Le funzioni di coordinamento tra le varie polizie regionali sono affidate, nella sua proposta, ad un organo apposito (il CINSEDO) istituito presso il Ministero dell'interno. La sua proposta di legge attribuisce alla polizia regionale, oltre alle competenze fissate dall'articolo 117 della Costituzione, anche competenze in materia di accertamento dei tributi locali e di collaborazione con le altre forze di polizia per il controllo degli stranieri. gi
    Si prevede inoltre la possibilità che, qualora nel comune non ci sia un commissariato di pubblica sicurezza, spetti alla polizia locale il rilascio e la revoca del passaporto. L'obiettivo è quello di garantire migliori servizi per i cittadini e una posizione più qualificata e rilevante ai vigili urbani. Ricorda che già oggi, in sostanza, la polizia locale svolge mansioni di mantenimento dell'ordine pubblico; pertanto non dovrebbero esservi obiezioni ad attribuire espressamente ad essa funzioni di supporto e collaborazione in questo ambito. L'appartenenza ad una organizzazione regionale consentirà al vigile urbano di svolgere le sue funzioni anche fuori dalla circoscrizione comunale, ove ciò si renda necessario. Quanto alla possibilità prevista dall'articolo 7 della sua proposta per alcuni comuni di istituire consorzi per gestire insieme la polizia locale, sottolinea che essa consentirà a quei comuni che aumentano la loro densità abitativa nei periodi di villeggiatura di evitare il ricorso all'assunzione temporanea di personale per svolgere le funzioni di polizia locale. Il responsabile del corpo di polizia locale regionale è nominato dalla Giunta regionale. Inoltre, è prevista l'attuazione di servizi di formazione e aggiornamento periodico del personale di polizia locale al fine di rivalutare la figura del vigile urbano e migliorare il rapporto con i cittadini. È prevista la distinzione in otto qualifiche per gli appartenenti ai corpi di polizia locale, al fine di meglio ripartire le responsabilità di ciascuno. Viene riconosciuta al personale di polizia locale la qualifica di agente di polizia giudiziaria e di pubblica sicurezza, con conseguente equiparazione sul piano della retribuzione alle forze di polizia. È infine prevista la possibilità di trasferimenti intercomunali solo con il consenso degli interessati. Va inoltre sottolineata l'esclusione dall'applicazione del decreto legislativo n. 29 del 1993 al personale di polizia locale, equiparandolo così agli appartenenti alle altre forze di polizia. Si prevede, poi, la definizione a livello centrale delle caratteristiche delle uniformi e delle automobili di servizio. In conclusione, l'obiettivo della proposta di legge è quello di fare dei vigili urbani una struttura di ausilio e collaborazione con le altre forze di polizia nella lotta alla microcriminalità.

Vincenzo CERULLI IRELLI (gruppo popolari e democratici-l'Ulivo), dopo aver dichiarato di voler sollevare alcune questioni di carattere preliminare, osserva come la materia della polizia urbana e rurale sia, ai sensi dell'articolo 117, secondo comma, della Costituzione, una materia di competenza regionale, in riferimento alla quale già esiste la legge-quadro n. 65 del 1986. Al riguardo, ritiene che - specie dopo l'avvio del processo di trasferimento alle regioni di nuove funzioni amministrative in attuazione della legge n. 59 del 1997 - l'eventuale scelta di approvare una nuova legge-quadro si porrebbe in controtendenza rispetto agli indirizzi prevalenti. Tuttavia, se il Parlamento volesse comunque porre mano ad una nuova legislazione di principio in materia, dovrebbe lasciare uno spazio di manovra più ampio all'autonomia legislativa delle regioni, rispetto a quanto non abbia fatto la citata legge n. 65 del 1986. gi
    Giudica, inoltre, del tutto improponibile la proposta di legge Soro ed altri n. 4283, in quanto il conferimento al Governo di una delega legislativa in materia lederebbe il disposto dell'articolo 117 della Costituzione. L'unica strada percorribile è, dunque, quella di approvare una legge-quadro.
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    Un secondo problema sul quale intende brevemente soffermarsi è quello relativo alla necessità di riorganizzare le funzioni di pubblica sicurezza a livello locale. A tale proposito, è evidente che una siffatta riorganizzazione non può che attenere alla riforma dell'ordinamento di pubblica sicurezza, e non alla disciplina della polizia locale. Concorda, al riguardo, con il deputato Serra circa l'opportunità di ridefinire i poteri del sindaco in materia di pubblica sicurezza, ma ribadisce che un simile intervento deve necessariamente inserirsi in una più ampia riforma del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza. Tale intervento resterebbe, comunque, di competenza della I Commissione ed avrebbe ad oggetto una materia statale. Chiede, pertanto, al relatore e ai presentatori delle proposte di legge in esame di fornire chiarimenti in proposito.

Sergio SABATTINI (gruppo sinistra democratica-l'Ulivo), svolgendo alcune osservazioni preliminari, non condivide affatto quanto affermato dal deputato Ascierto. Gli interventi normativi in materia di polizia locale sono, infatti, indisponibili da parte del Parlamento nazionale, dal momento che l'articolo 117 della Costituzione affida alle regioni la competenza in materia. Qualunque ipotesi di decentramento non può, dunque, prescindere dalla necessità di affidare alle regioni la disciplina dell'ordinamento della polizia locale.
    Nel giudicare non maturo il provvedimento in esame, osserva come sarebbe utile, semmai, rafforzare l'assetto federalistico a favore dei comuni, ai quali andrebbe affidato un nuovo ruolo mediante il ricorso a strumenti di collegamento, come il Comitato per l'ordine pubblico, che vedano i sindaci protagonisti delle politiche locali di pubblica sicurezza.
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    Quanto, infine, al tentativo di introdurre elementi di militarizzazione della polizia municipale, lo reputa pericoloso sia sul piano culturale, sia sul piano politico: il problema è, semmai, quello di potenziare i servizi di intelligence in seno alle attuali forze dell'ordine. La configurazione delle forze di sicurezza dovrebbe, poi, essere localizzata: ciò non significa, tuttavia, trasformare i vigili urbani - che sono e restano dipendenti comunali - in poliziotti o carabinieri.
    Qualora le proposte di legge ora all'esame della I Commissione dovessero proseguire il loro iter, riterrebbe, comunque, opportuno procedere ad una modifica della disposizione del codice di procedura penale che affida anche alla polizia municipale le funzioni di polizia giudiziaria.

Rosa JERVOLINO RUSSO, Presidente, pur rilevando che è diritto di tutti i deputati esporre le proprie tesi, osserva come nella seduta del 27 gennaio 1998 il relatore abbia già tracciato un percorso di ricerca problematica che si fonda sul presupposto della competenza regionale in materia di polizia locale, da esercitarsi nel rispetto dei princìpi fondamentali stabiliti con legge dello Stato, ciò che implica non solo il divieto di conferire deleghe legislative al Governo ma anche la necessità di modificare la legge n. 65 del 1986, mantenendo ad essa il carattere di legge di principio.

Luigi MASSA (gruppo sinistra democratica-l'Ulivo), relatore, rileva che, pur essendo la materia della polizia locale di competenza delle regioni ai sensi dell'articolo 117 della Costituzione, può certamente essere approvata dal Parlamento una legge quadro, anche se sarebbe auspicabile che essa fosse più rispettosa delle competenze regionali rispetto alla vigente legge n. 65 del 1986. Nelle proposte di legge all'esame della Commissione vi sono molte norme che rientrano chiaramente nella competenza del Parlamento. Occorre, infatti, certamente una legge dello Stato per sottrarre alla privatizzazione il rapporto di lavoro del personale di polizia locale, previsione sulla quale esprime personalmente forti perplessità. Ritiene comunque che sia fondamentale procedere tenendo conto in primo luogo del principio di sussidiarietà. Ritiene, quindi, che il Parlamento non dovrebbe legiferare in materia organizzativa, lasciandola alle autonomie locali. Ci sono poi alcuni aspetti quali la definizione delle qualifiche del personale di polizia locale che dovrebbero essere lasciate alla contrattazione collettiva, come peraltro sta già avvenendo in sede di trattative per il comparto degli enti locali. gi
    Ribadisce, infine, che i punti da affrontare sono in primo luogo decidere se si intende predisporre una nuova legge quadro o novellare la legge n. 65 del 1986. Ritiene che non sia percorribile la strada della delega al Governo, se non per la disciplina di specifici aspetti. È convinto comunque che la proposta di legge Gasparri e Ascierto non si trovi in perfetta sintonia con le proposte di riforma costituzionale attualmente all'esame della Camera, poiché non fa piena applicazione del principio di sussidiarietà.
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Rosa JERVOLINO RUSSO, Presidente, rinvia, infine, il seguito dell'esame ad altra seduta. gi

[ I resoconti (sedute dal 27.1.98 al 12.2.98) ]      [ Gli atti sulla riforma della legge 65/86 ]