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Il 2020 è un anno che ci è letteralmente scivolato dalle mani, schiacciato dal peso della pandemia da Covid 19 e dalla pandemia politica che ha travolto governo e parlamento, spingendoli in uno stato di grande confusione sul futuro della nazione, ma più inesorabilmente del presente. Senza fare retorica e volere dissertare sui particolari, riteniamo che l’assenza di un metodo omogeneo e di un’etica politica ha fatto correre il rischio di compromettere negli ultimi tempi l’equilibrio sociale, che è stato messo alla prova da scelte governative insicure da un lato, da una opposizione troppo attestata sulla propaganda dall’altro, e da una visione della vicenda condita da una discreta dose di fatalismo. Il Paese è attanagliato da troppe situazioni non poco complesse, che hanno assunto aspetti qualche volta aspri e cupi, come è stato nel caso delle recenti manifestazioni di protesta e di rabbia, spinte dai bisogni e dalla precarietà e che hanno messo in evidenza il dato incontrovertibile del vuoto abissale che c’è nel rapporto tra la politica e i cittadini, e l’agonia di un apparato che ricerca vitalità nella pratica del paternalismo assistenzialista. Manca un’etica dell’emergenza!

I nodi del lavoro, della scuola, delle imprese, della pubblica amministrazione e di quant’altro sia oggettivo nella conduzione della nazione rimangono stretti ed irrisolti, in quanto sono affrontati con approssimazione, senza un progetto serio ed oculato, che dia priorità alla tutela dei bisogni collettivi.

Ora, entrando nel merito della questione, se pur en passant, che ci riguarda direttamente, facciamo tre brevissimi passaggi: il primo sul decreto semplificazione, che riteniamo essere una carta pericolosa per la trasparenza e per l’efficienza della pubblica amministrazione. Sulle righe della direttiva europea Bolkestein l’Italia continua la sua opera di destrutturazione del sistema pubblico, mediante la privatizzazione indiscriminata e selvaggia di importanti servizi di interesse nazionale e locale e la nostra grande preoccupazione è che l’attuale governo abbia in agenda di privatizzare persino la sicurezza pubblica, andando in controtendenza rispetto al lavoro eccellente, che alcuni governi europei hanno fatto invece con le loro polizie locali, in tal senso Francia e Spagna hanno fatto scuola.

Secondo passaggio: riteniamo che un governo ed un parlamento consapevoli (cosa di cui dubitiamo fortemente) debbano ora, più di prima, affrontare la riforma del Titolo V della Carta Costituzionale, la cui scrittura originaria venne rivista nel 2001 mediante una riforma incompiuta, che oggi dimostra di essere inadeguata e che ha prodotto alcuni sfasci soprattutto sul piano della gestione dei poteri locali (leggasi regioni e comuni) e che purtroppo rischia di avviare un processo di disgregazione e di conflitto tra le istituzioni di vario livello.

Terzo passaggio: la farsa delle audizioni in Commissione Affari Costituzionali, presso cui giacciono decine di ddl sulla polizia locale, quasi tutti inadeguati ed, anacronistici, riguardo ai quali i poteri forti non smettono tuttavia di mostrare la loro contrarietà, come hanno fatto peraltro anche le OO.SS. della polizia di stato, convocate in Commissione. Ma la lotta si svolge anche sul fronte interno al panorama sindacale, in cui si fa aspra la battaglia degli “autonomi di categoria” contro la linea troppo morbida e gli ammiccamenti della “triplice sindacale” sulla riforma di parte governativa. Per la Polizia Locale non potrà esserci riforma senza prima avere ottenuto il primo e fondamentale riconoscimento del contratto pubblicistico! O si capisce questo, o continueremo a fare convegni, meeting e raduni, sempre e solo sotto l’inferno della privatizzazione e continueremo ad emulare gli altri, correndo rischi incommensurabili, che la mancanza di adeguate tutele normative non potrà ripagare. La sussidiarietà dei Comuni nello stato liberale e democratico non può prescindere dallo svolgimento di compiti e di funzioni di vigilanza sulla corretta convivenza civile, del regolare svolgimento delle 

attività umane e produttive, per il rispetto dei principi civici, delle norme generali e della Costituzione, la carta questa che, prima di tutte le altre, ha sancito l’autonomia e l’autorevolezza dei Comuni nel contesto dell’ordinamento democratico.

La Polizia Locale ha una grande dignità secolare e, nonostante sia maltrattata spesso da tutti, essa resta sempre e comunque sul campo con professionalità, dedizione e passione, che purtroppo non bastano a ripagare l’impegno profuso ed i sacrifici quotidiani fatti finanche al costo della vita stessa.

Per il SILPoL non vi è riforma senza l’inclusione di alcuni punti sostanziali, che riconoscano alla polizia locale, per diritto e norma, l'equiparazione alle Forze di polizia dello Stato, nel contesto di specifiche competenze:

- contratto pubblico e separato nel nuovo comparto Funzioni Locali;
- inserimento nella legge 121/1981, quale Forza di polizia ad ordinamento locale;
- superamento dei limiti spazio-temporali delle qualifiche di p.g. e p.s.;
- porto pistola sul territorio nazionale;
- perequazione assistenziale, previdenziale e pensionistica agli assetti delle polizia statali, equo indennizzo;
- riordino delle figure e dei profili e progressione di carriera;
- divieto di incarichi di dirigente e/o comandante a soggetti non appartenenti alla Polizia Locale;
- percorsi formativi di crescita professionale e di valorizzazione dell'esperienza tramite scuole, università o

accademie pubbliche o soggette alla vigilanza ed al controllo pubblico.

13/11/2020

Il Segretario Nazionale

Russo Sebastiano