Al Presidente del Consiglio dei Ministri
Prof. Giuseppe Conte
Al Ministro dell'Interno
Dott.ssa Luciana Lamorgese
Al Presidente dell'A.N.C.I.
Dott. Antonio Decaro

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Il DPCM del 26 aprile 2020 ha disegnato l’iter della fase2 dell’emergenza Covid-19 ed ha individuato le misure necessarie per poterla attuare. Riservandoci una breve analisi nel merito del DPCM riguardo alla sua impostazione generale ed alla mancanza di una vera strategia, anche se lascerà il tempo che trova, non
possiamo non osservare, per la parte che attiene alla prerogative degli Operatori della polizia municipale, ciò che prevede il suddetto Decreto all’art.9: “Esecuzione e monitoraggio delle misure”:

1) Il Prefetto territorialmente competente, informando preventivamente il Ministro dell’interno, assicura l’esecuzione delle misure di cui al presente decreto, nonché monitora l’esecuzione delle restanti misure da parte delle amministrazioni competenti. Il prefetto si avvale delle forze di polizia, con il possibile concorso del corpo
nazionale dei vigili del fuoco e, per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro, dell’ispettorato nazionale del lavoro e del comando carabinieri per la tutela del lavoro, nonché, ove occorra, delle forze armate, sentiti i competenti comandi territoriali, dandone comunicazione al presidente della regione e della provincia
autonoma interessata.
Appare evidente e non crediamo che rappresenti la solita svista o il classico refuso di stampa, che tra le Forze inserite nell’attività di vigilanza e di controllo per l’attuazione delle misure non é stata contemplata la Polizia Locale, ritenuta, evidentemente, non necessaria o irrilevante nel modello predisposto.
Il riavvolgimento del nastro così come si è dipanato nel tempo!
Giova rammentare alle SS.LL. che nella primissima fase emergenziale della pandemia Covid-19, nonostante i provvedimenti iniziali avessero escluso l’intervento delle Forze di Polizia ad ordinamento locale, perché ritenute superflue e probabilmente non adeguate, una Circolare Mininterno, melius re perpensa, ha
immediatamente portato ad un’inversione di rotta attraverso un coinvolgimento costante e massivo di tutte le strutture dislocate sull’intero territorio nazionale.
Occorre, infatti, rammentare la minuziosa e capillare attività di controllo espletata dagli operatori di Polizia Locale, per il mantenimento dell’IO RESTO A CASA, mediante migliaia di controlli delle autocertificazioni, del rispetto delle quarantene e di tutto quanto connesso alle operazioni previste, e
l’impegno profuso nell’attività di polizia nonostante l’insufficienza di dotazioni di sicurezza (DPI) e la carenza di tutele sanitarie conseguenti alla mancata applicazione dei protocolli. Per non dire, ancora, del perpetuarsi del disconoscimento retributivo per le funzioni svolte. Tutto ciò a prescindere dal momentaneo coinvolgimento delle Polizia Municipali nell’attuale emergenza epidemica.

Così, per gli appartenenti alla Polizia locale, che assieme a tanti altri poliziotti ed al personale sanitario in primis hanno anche pagato con contagi e morti nell’esercizio del dovere, la tanto decantata gratitudine è stata premiata con l’ennesima esclusione pregiudiziale da diritti e prerogative.
Nonostante l’indifferenza della politica, noi, la Polizia Locale, siamo fermamente convinti e lo siamo da tempo, che nessuna azione di controllo sul territorio possa prescindere dal nostro intervento poiché siamo una forza radicata in ogni località del nostro Paese ed un organo capace di operare a 360° nelle varie
fattispecie e competenze, con senso di dedizione ed una notevole esperienza professionale.
Questa categoria di lavoratori, che il SILPoL orgogliosamente cerca di rappresentare, continua a scontare gli effetti deleteri di una impianto normativo che, a partire dal Dlgs. 29/93, ha aziendalizzato e privatizzato l’espletamento di una funzione pubblica fondamentale, come quella di polizia, pur nella sua
quintessenza di prossimità, che invece non può essere piegata al consumo delle sinapsi tra la ragione politica e la ragione economica, come se fosse una variabile del sistema.
Una normativa contraddittoria fondata sul diritto privato, dichiarato strumento ordinario di azione dei Corpi e Servizi di polizia locale, che genera, come anche accade nel comparto sanità, conflitti, controversie e sperequazioni. Una condizione deleteria che è stata impietosamente messa a nudo in tutta la sua criticità
dall’emergenza, che il Paese ha dovuto improvvisamente affrontare.
Questo, quindi, vuole essere un documento politico, dal momento che la politica dovrebbe rappresentare la realtà concreta della vita delle persone e della comunità. Accogliendo positivamente l’esternazione del sottosegretario al Ministero dell’Interno, che ha dichiarato che le funzioni della Municipale
sono equiparabili a quelle di altri Corpi di polizia e che nella fase 2 si dovrà cominciare a parlare di una nuova legge ordinamentale per la Polizia locale, vogliamo, per l’appunto, forti della nostra esperienza maturata sul campo, chiedere con convinzione e fermezza che anche in questo caso sia dato rimedio alla
dimenticanza e siano rimessi per diritto sulla scena, dalla quale non sono mai usciti, i cosiddetti figli di un Dio minore del sistema sicurezza dello Stato, i poliziotti locali.

Roma 28/4/2020 Nello Russo
(Segretario Nazionale)