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Al sig. Ministro dell’Interno
al sig. Presidente dell’A.N.C.I

<< NESSUNO SI PUÒ SALVARE DA SOLO >>

Chiediamo scusa se prendiamo in prestito le parole pronunciate da Papa Francesco nel corso della benedizione Urbi et Orbi e della preghiera straordinaria anti pandemia del 27 marzo u.s.: “...come i Discepoli del Vangelo siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme…”
E’ facile ritrovarci in questo racconto ed è altrettanto difficile, adesso, non riconoscere che il momento drammatico e tragico che stiamo attraversando, può e deve costituire un’occasione irripetibile, per ragionare diversa-mente e protési ad una nuova prospettiva, lontana da pregiudiziali non giustificabili, che ci consenta di superare logiche e limiti oggi quanto mai inappropriati ed anacronistici.
Appare di tutta evidenza, infatti, che la situazione straordinaria disegnata dalla pandemia da Covid-19 sta mettendo allo stremo non solo l'apparato sanitario, ma anche quello del controllo e della vigilanza sulle misure restrittive della libertà personale, tese al contenimento della propagazione sistemica del virus.
Se per medici, infermieri e forze dell’ordine (quelle dello Stato per intenderci) era scontato rimanere in servizio in giorni come questi, non lo era affatto - ex lege - per gli appartenenti ai Corpi e Servizi di Polizia Locale degli 8000 Comuni d’Italia e delle 101 ex Province, che in questo attuale frangente emergenziale si ritrovano in trincea per decreto e nella reiterazione di una prassi consolidata, ma combattendo con la stessa grande dignità umana e professionale di sempre!


Accogliamo, in tal senso, con favore le parole di apprezzamento del Presidente della Repubblica Mattarella rivolte alle forze di Polizia Statali e Locali, per il rischioso e capillare ruolo che stanno svolgendo con costanza, al fine di assicurare la funzionalità e la tenuta dell'intero sistema nazionale.
Tuttavia, nel merito delle differenti attribuzioni e dell’insopportabile disparità di trattamento della Polizia Locale e dei suoi addetti, non condividiamo taluni atteggiamenti posti in essere dalla burocrazia dello Stato, a causa della pretestuosità intrinseca che mal si coniuga all’attuale stato di emergenza generale, poichè non vi è alcuna distinzione di ruolo, né di rischio tra ciò che svolgono, in questo momento, le varie forze di Polizia nei territori. L’attività di polizia, mirata al contrasto ed al contenimento del diffondersi del Coronavirus, da qualsiasi Forza o Corpo sia svolta, merita l’uguale riconoscimento in termini di efficienza e di efficacia.
C’è proprio bisogno di tutti ed il continuo richiamo ad un catartico e salvifico intervento dell'Esercito rende ancora più conclamata l'insufficienza delle risorse umane a disposizione.
Non possiamo non evidenziare, una volta di più, che da tempo duraturo, con particolare riferimento alle funzioni proprie dei Corpi ed ai protocolli istituzionali fra i soggetti politici delle istituzioni, siglati in ambiti territoriali per lo svolgimento e lo sviluppo delle cosiddette politiche integrate di sicurezza, la Polizia Locale viene pedissequamente e normalmente impiegata in attività che poco hanno a che fare con i suoi compiti d’istituto


svolgendo invece, sempre più spesso nei fatti, attività di pubblica sicurezza e di ordine pubblico. Appare quanto mai scontato che non sia il momento appropriato per distinzioni cavillose, superflue e perniciose, che ingenerano confusione sull'intero sistema di vigilanza - ruotante attorno al concetto di sicurezza e benessere pubblico - il quale ha invece necessità di chiarezza e condivisione. Non può essere l’attribuzione episodica ed emergenziale della cosiddetta indennità di O.P. alla Polizia Locale, nè la perseverante esclusione dall’elenco delle Forze di Polizia, il mantra su cui sostanziare provvedimenti di carattere prevalentemente burocratese, per dire e non dire. In “tempi di guerra” si dovrebbe lasciare il passo a scelte univoche e generali, e ricondurre all’ordine l’iniziativa fin troppo libertina di taluni gestori fuori traiettoria degli enti territoriali, obbligati anch’essi più di tutti al rispetto dell’interesse generale e delle regole costituzionali.
Nell’ambito dell’evoluzione delle politiche della sicurezza urbana del Terzo Millennio, ci chiediamo – da inguaribili visionari – quando la Polizia Locale italiana sarà dotata di un nuovo ed ineludibile Ordinamento Professionale adeguato alla realtà che la circonda.
Altrettanta riflessione va fatta nei confronti del Dott. Decaro, nella sua qualità di Sindaco e di Presidente dell’Anci, costretto in questi tristi momenti a misurarsi sul “terreno” quotidiano della Polizia Locale e a comprendere, forse, di persona quanta distanza ci sia con le firme dei protocolli istituzionali, che impegnano ed espongono la Polizia Locale in quell’azione continua di mantenimento di vivibilità e sicurezza dei territori urbani. 

C’è motivo per riflettere tutti, Istituzioni, Sindacato, Operatori perché questa crisi grave, che sta scuotendo il mondo, segna anche il mutamento di quelle che fino a ieri si ritenevano certezze assolute. C’è la necessita, superata questa fase, di prepararsi allo smarrimento del dopo, di disegnare nuovi orizzonti e modelli organizzativi, di rivedere e di riformare, ma anche di uniformare, quanto di più, il sistema che riguarda la sicurezza pubblica e la galassia che lo circonda. Operazione che richiede il concorso di tutti ed il rispetto di ognuno.

Caltagirone/Roma 29/3/2020
La Segreteria Nazionale