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comunicato

CHI TUTELA LA POLIZIA LOCALE ITALIANA?
Il diffondersi nel nostro Paese dell'infezione da Coronavirus - COVID 2019 e la conseguente adozione di misure a
salvaguardia della salute dei cittadini sta imponendo azioni sempre più stringenti atte ad evitare tutti i
comportamenti che possono veicolare la proliferazione dell'epidemia. La particolare situazione contingente
imporrebbe di soprassedere a considerazioni, che a prima vista potrebbero apparire inopportune e
decontestualizzate, ma tuttavia occorre dire che un ruolo essenziale, per dare esecuzione a queste direttive, è
quello svolto, oltre che dal personale sanitario, da quello delle Forze di polizia attraverso le operazioni di frontoffice,
vigilanza e repressione nei confronti di un'utenza, che non è facilmente identificabile dal punto di vista delle
condizioni di salute.


Appare di tutta evidenza nel sistema organizzativo e dispositivo la discriminazione operata, ancora una volta, nei
confronti degli Operatori di polizia pocale, le cui modalità d'intervento risultano alquanto frammentarie e legate alle
disposizioni dei singoli Sindaci nella loro qualità di massima Autorità Sanitaria Locale, mentre per le Forze di
polizia statali, nel merito, è stata ulteriormente ed omogeneamente prevista una puntuale disciplina con la nota
della Direzione Centrale Sanità del Ministero dell'Interno, Dipartimento Pubblica Sicurezza n. 1596 del 22 febbraio
2020. Occorre, infatti, evidenziare l'ulteriore disparità di trattamento tra gli Operatori di polizia ad ordinamento
statale e quelli della polizia locale sprovvisti, questi ultimi, nella stragrande maggioranza dei casi dei minimi D.P.I.,
pur essendo in altrettanta misura impegnati ed esposti ai rischi attualmente esistenti.
Si è soliti dire che la Polizia Locale è il front-office dell’Amministrazione Comunale. Quindi sorge spontanea una
domanda: come fare sicurezza e prevenzione sanitaria se chi la dovrebbe fare è egli stesso esposto al medesimo
tipo di rischi? Mentre la tipologia di poliziotti stricto sensu e di lavoratori del vasto Comparto Sanità hanno avuto
specifiche direttive compartimentali, i lavoratori degli Enti locali, tra cui sono compresi i poliziotti locali, nel pieno
dell’emergenza virale ed epidemica devono solo “prendere atto che il Ministero della PA sta mettendo in atto tutte
le misure che servono a bilanciare l’imprescindibile esigenza di proteggere la salute e garantire la sicurezza dei
luoghi di lavoro con la necessità di mandare avanti la complessa macchina dello Stato e di assicurare i sevizi
essenziali, di cui il Paese ha bisogno” (Direttiva Dadone del 26 febbraio u.s.).
Verrebbe da dire: Quis custodiet ipsos custodes?
Non si può continuare ad avallare una tale discriminazione, soprattutto se questa è direttamente legata alla tutela
della salute di chi opera nel rispetto di ciò che prevede la stessa Costituzione. Discriminazione costantemente
richiamata alle SS.LL. in innumerevoli altre occasioni, al fine di ottenere la necessaria ed adeguata equiparazione
dei profili, istanza, ahinoi, lasciata sempre in coda nei capitoli delle cose da fare e mai realizzata.
La Polizia Locale Italiana, operativa in 8000 Comuni, continuerà a non lesinare la propria disponibilità ed il proprio
impegno, come da sempre avviene in condizioni ordinarie e straordinarie, soprattutto in questa particolare e
delicata evenienza, ma certamente diventa sempre più irrinunciabile ed improcrastinabile che si ponga mano ad
una riforma seria e rigorosa, che qualifichi e tuteli il lavoro dei suoi operatori.


Roma 7/3/2020

Russo Sebastiano
(Segretario Nazionale)