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lettera aperta

Oggetto: per una riforma dell’ordinamento della polizia locale.-
Dopo circa trenta anni di servizio nei ranghi della Polizia Municipale, mi ritrovo ancora a parlare ed a sperare nel
cambiamento della connotazione e della conformazione dei Corpi dei Vigili Urbani (ci chiamano ancora così i
cittadini, con quel nome che ancora indissolubilmente è radicato nella loro mentalità). Percorro così la speranza di
vedere nascere una legge di riforma dell’Ordinamento della Polizia Municipale in termini di valorizzazione
istituzionale del suo ruolo, dei compiti e delle funzioni, nel completo riconoscimento di tutte le tutele giuridiche,


contrattuali, previdenziali ed assistenziali delle quali giustamente godono le Forze di polizia dello Stato. In questi
anni di servizio ho partecipato ad incontri, dibattiti, convegni, ne ho letto gli atti, ho studiato la pletora di disegni di
legge per la riforma della polizia municipale ed in questa giungla mi è parso di scorgere, per un verso, un afflato di
compiacimento onirico e, per un altro, la consapevolezza che non si vuol cambiare niente di quanto siamo
costretti a sopportare come categoria di lavoratori, sempre chiamata ad assolvere ad obblighi non dissimili da
quelli delle polizie statali, ma che è ancora troppo relegata ai margini degli apparati istituzionali, come fanalino di
coda nel treno della rappresentatività e dell’autorevolezza. Ebbene, non voglio assolutamente ripetermi, in
questa, sulla necessità che sia rivisto il nostro Ordinamento, sul come fare e sugli aspetti motivazionali della
riforma, se ne parla troppo e forse senza ormai un vero coinvolgimento di tutta la categoria! Tuttavia sento il
bisogno di marcare il fatto che la legge di riforma della Polizia Municipale va adottata non solo per le mutate
condizioni giuridiche, per il quadro nazionale ed internazionale della security e della safety, ma anche perchè lo
richiede il mutato contesto sociologico e, forse, antropologico del ruolo della Polizia delle località.
Illustre sig. Ministro dell’Interno, dott.ssa Lamorgese ed egregio sig. Presidente dell’Anci, dott. Decaro, il
ragionamento sulla ineluttabilità della costruzione di una nuova Polizia Locale è esso stesso inevitabile e non va
semplicemente contestualizzato in ciò che sta accadendo oggi, partendo dalle premesse precedentemente
accennate, ma va sviluppato anche in rapporto alla caduta di alcuni valori e dello stile laico dei comportamenti
umani, che in qualche misura contribuisce ad incrinare la tenuta generale positiva dell’aggregazione sociale nelle
sue forme tanto tradizionali, quanto in divenire. Una incrinatura che fa emergere un senso di sconforto, di sfiducia
e di smarrimento del complesso organismo sociale locale e nazionale. Vi starete chiedendo cosa c’entri la Polizia
Locale in questo marasma. Ebbene, i Vigili Urbani sono l’anello che tiene salda la catena intorno alla tematica
della sicurezza delle realtà comunali, la quale viaggia, indubbiamente e senza timore di smentita, attraverso i
bisogni reali dei cittadini e si propaga sull’intero territorio nazionale, partendo dalle singole vicende delle oltre
ottomila realtà locali. Pertanto bisogna accantonare il discorso sulla “metafisica della sicurezza”, per argomentare
ed agire in termini di concretezza organizzativa ed operativa. Per noi, per il SILPoL, la modifica dell’ordinamento

della polizia municipale (Legge 7/3/1986 n.65) è sempre stata ritenuta una “questione ontologica”. Mi sia
consentito, per ultimo, esprimere il rammarico e la critica sul recente protocollo siglato tra il Mininterno e l’Anci,
per il quale non è stata presa in considerazione la carenza degli organici dei Corpi di P.M., delle risorse
strumentali ed in certi casi persino l’assenza delle infrastrutture logistiche, problematiche alle quali si aggiunge il
comportamento dei sindaci di alcune realtà urbane di piccola dimensione teso ad emarginare la polizia locale ed a
delegittimarne il ruolo, finanche a demolirla con operazioni di destrutturazione, animate da una palese avversità.
Allora, come si può pensare di sottoscrivere un nuovo protocollo sulla sicurezza urbana, che segue gli altri già
sottoscritti negli ultimi anni e che trascura la concreta applicabilità ed esecutorietà del D.L 113/2018, senza prima
avere posto l’attenzione sull’indiscusso disagio professionale ed operativo dei Vigili Urbani, sui sempre più
frequenti attacchi allo loro immagine, sulla violenza mediatica e fisica, che spesso si scatena a causa dei servizi
svolti, ed ancora sul comportamento rampante e predatorio di taluni dirigenti della politica locale motivato da un
ancestrale e maniacale bisogno di visibilità? Ebbene alla luce di questa breve esposizione, chiedo che sia aperto
un tavolo di concertazione, affinché sia possibile condurre il confronto in un rapproto dialettico proteso alla
redazione di un progetto di riforma della Polizia Locale, che sia adeguato, congruo, opportuno e confacente
riguardo alle varianti delle dinamiche sociali ed economiche attualmente conosciute.

Cordialmente


Roma 7/3/2020       Russo Sebastiano

                             (Segretario Nazionale)