Si è chiusa a Natale l'esperienza legislativa del più grande inciucio politico della storia repubblicana. L'attività del governo nazionale e, al seguito, del parlamento non solo è stata di pessima qualità, ma ha stretto nella morsa della precarizzazione anche i lavoratori del pubblico impiego, senza risparmiare agli operatori della polizia municipale i nefasti risultati del selvaggio processo di privatizzazione del rapporto di lavoro, che stanno conducendo inevitabilmente le funzioni pubbliche e qualificate ad essi attribuiti verso un orizzonte indefinito ed incerto. In discussione sono anche la serenità della vita post-lavorativa e la stabilità della sfera personale ed affettiva dei futuri pensionati. Questa è la lettura che in estrema sintesi può essere data agli accordi siglati nel 2016 tra la triplice ed il governo sul rinnovo dei contratti e sulle pensioni. Occorre fare una breve disamina su alcuni punti e sulle future prospettive, che si presenteranno entro qualche mese alla categoria, dopo le elezioni politiche del 4 Marzo prossimo:

Punto 1) la farsa del ripristino dell'equo indennizzo e del riconoscimento della causa di servizio è stato il primo passo verso l'emarginazione dei vigili urbani dal sistema delle tutele previdenziali e assistenziali, che ha seguìto l'elaborazione, per mano del governo, del macabro disegno di affidare ai Comuni gli anticipi di liquidità a coloro che incorreranno negli infortuni sul lavoro e che dovrebbero essere rimborsati successivamente ai Comuni dal MEF, qualora lo Stato abbia previsto un congruo fondo nel suo bilancio pluriennale. Questo non assicura, pertanto, che i Comuni possano immediatamente liquidare le somme maturate dal lavoratore infortunatosi in servizio, atteso il delicatissimo momento di depressione finanziaria e dell'elevata pressione tributaria alle quali sono sottoposti gli enti locali.

Punto 2) l'agenzia delle entrate ha proposto al governo di prendere in considerazione la possibilità di assegnare alla polizia municipale il compito di "notificare" gli atti di precetto, al pari dei messi comunali e notificatori in genere.

Punto 3) il parlamento nazionale vara la legge n.96/2017 di conversione del D.L. 50/2017, inserendo l'art.22, comma 3-bis) in base al quale le spese per i servizi di istituto in materia di sicurezza della circolazione stradale, svolte dalla polizia municipale, possono essere poste a carico del privato, che organizza manifestazioni ed eventi. I Comuni, a tal fine, potranno munirsi di un apposito regolamento, che servirà a disciplinare le modalità di finanziamento e di utilizzo delle somme ed alla creazione di una voce di bilancio dedicata. A seguire è prevista una fantomatica contrattazione decentrata, che non assicurerà ovviamente dignità professionale ed un adeguato trattamento economico. Una norma analoga era già stata emanata nel recente passato mediante alcune leggi finanziarie, ma con scarso risultato.

Punto 4) con la nuova stagione contrattuale la polizia municipale sta correndo il rischio grave di vedere scippate le indennità di istituto, secondo una poco chiara rimodulazione di finanziamento nel decentrato, atteso che il governo si è riservato di individuare nel contratto nazionale quali saranno gli obiettivi principali delle risorse decentrate, fermo restando che appare chiara la sua volontà di impegnare i Comuni con i loro bilanci e quindi con le risorse locali! È certo che, in tal modo, verrà messa in discussione la specificità del nostro profilo professionale. Minori risorse e maggior carico di lavoro, come può leggersi tra le righe dell'atto di indirizzo del governo all'aran, in merito al rinnovo dei contratti nazionali di lavoro.

Punto 5)nella contrattazione decentrata si restringe il campo della negoziazione diretta ed aumenta quello della semplice informazione e consultazione.

Punto 6)è stato siglato il ccnq del 4/12/2017 sui permessi e i distacchi sindacali, con il quale è stato stabilito che i singoli componenti della rsu non potranno indire assemblee, ma dovrà farlo la rsu nella sua interezza. Inoltre le oo.ss. non rappresentative non potranno più convocare assemblee nelle ore di lavoro. Nelle giornate del 17/18/19 Aprile ci saranno le elezioni delle RSU e, che ci si creda ancora o no, rimangono un appuntamento importante, per avere la possibilità di essere protagonisti di battaglie, alle quali bisogna dare una forte connotazione di opposizione e resistenza agli abusi ed alle prevaricazioni dei burocrati al soldo della politica locale, ma anche di denuncia ad ogni livello. Non è più tempo di tergiversazioni, di moderazione, di propaganda, è tempo di coesione e di stringersi a schiera sul modello della falange macedone.

Punto 7)sì è consumata la pantomima sul ddl di riforma della polizia locale e sul decreto Minniti, cambiare tutto per non cambiare niente.

Ebbene, In diverse occasioni abbiamo detto e scritto tanto, forse persino troppo, se consideriamo che la maggior parte della categoria continua a muoversi sui falsi miti propinati dai soliti demagoghi e retorici, che privilegiano i convegni piuttosto che un impegno sindacale finalizzato alla costruzione di una piattaforma di rivendicazioni comuni. La deriva convegnistica sta facendo spostare l'attenzione dalla problematica reale, che ormai ci sta sfuggendo, e cioè su cosa siamo, cosa vogliamo essere e dove stiamo andando.

E' disarmante ed a volte patetico leggere dell'enfasi per tutte quelle attività, che direttamente non competono alla polizia locale e con le quali ci si preoccupa piuttosto di emulare le polizie statali. Bisogna respingere la seduzione di tanti imbonitori, che volentieri presentano una immagine falsata della polizia municipale, propinando agli operatori l'illusione professionale di un momento o di una giornata di studio, mentre nel frattempo si lavora in condizioni di sicurezza penose, senza tutele di alcun genere. Ci hanno trasformato in animali da allevamento intensivo, pronti per essere sacrificati sugli altari della politica nazionale con decreti sulla sicurezza e con altri  strumenti legislativi, con i quali lo Stato pretende che la polizia municipale stia su un campo minato e ad alto rischio, per  impegnarla in una guerra nella quale si ritrova a combattere a mani nude e vuote. Nel frattempo, sui colli romani e nelle cabine di regia altri godono di tutele, protezioni e garanzie. Non meno aggressiva nei nostri confronti è l'azione dei sindaci, che spesso non prendono posizione o assecondano la gogna mediatica, alla quale siamo esposti ogni giorno.

Allora, non rimane altro che innalzare il tono della protesta e della lotta su scala locale, ma con lo sguardo rivolto alla dinamica della politica nazionale, ed impegnarci parecchio, per tagliare quanti più traguardi possibili con le elezioni delle rappresentanze sindacali unitarie ed essere presenti nelle contrattazioni,  per far valere le nostri posizioni e tutelare ogni singolo collega nel posto di lavoro. La lotta è indubbiamente dura, perché dobbiamo misurarci su due fronti, quello dei sindacati tradizionali e convenzionali, che non amano la polizia locale, e quello sul quale si muove la stessa categoria, che a volte va in una direzione diversa riguardo ai veri e concreti bisogni e diritti per i quali bisogna mettere le nostre energie e dimostra persino una forte insofferenza per il sindacalismo autonomo.

Per ultimo, tanto per recuperare la memoria, qualora qualcuno lo avesse dimenticato, il SILPoL si è incessantemente impegnato a lavorare per l'unità sindacale, a ricercare il dialogo con le altre sigle di categoria e a sottoscrivere una piattaforma rivendicativa comune. I rappresentanti degli altri sindacati hanno rifiutato ogni minimo confronto ed hanno continuato sulla strada della chiusura, del blocco e dell'autocelebrazione.

Ora, non possiamo chiudere gli occhi davanti al processo di frammentazione in decine e decine di gruppi, associazioni e movimenti, che sono ostaggio di azioni istintive, di un'animosità mediatica priva di sostanza e della mancanza di un progetto di lotta ben delineato e che si muovono, se così si può dire, secondo una logica effimera di pietismo e di sentimentalismo, con i quali essi tendono più ad idealizzare il riscatto e la rinascita della categoria, che a realizzarli. A questo punto il passo verso la disgregazione della categoria è breve e questi gruppuscoli stanno fortemente contribuendo ad accelerarne i tempi, così tanto racchiusi in una sorta di microcosmo di relazione e di fantasticherie, tali da potere essere definiti " patetici e neoromantici".

Il SILPoL deve essere in grado, dunque, di portare la polizia locale fuori da questo "pasticciaccio brutto", essere il volano di scelte coraggiose e contro corrente ed il motore di lotte anche estreme, ma coraggiose e dignitose, per realizzare il programma da sempre sostenuto, nonostante che la politica ed i gruppi di potere vogliano in ogni caso delegittimare e mortificare la polizia locale.

Contratto di diritto pubblico, una nuova legge di ordinamento e la specificità nel comparto delle funzioni locali sono gli strumenti fondamentali, per uscire dagli schemi della privatizzazione e per raggiungere gli obiettivi confacenti al profilo, al ruolo ed alle  qualità professionali degli operatori della polizia locale. Solo in questo caso potremo essere protagonisti nel panorama legislativo e contrattuale, nazionale e locale.

10/1/2018                                                                Nello Russo

    (segretario nazionale)