pdfPiena solidarietà alla famiglia del collega appartenente alla Polizia municipale di Catania ed agli appartenenti al Corpo, vittima di un gravissimo atto di violenza mentre era intento a chiudere il traffico veicolare, in servizio in Via del Rotolo a Catania. Impegnato inspiegabilmente da solo davanti ad una transenna, per la chiusura del traffico veicolare in una arteria cittadina, è stato preso di mira da un gruppo di feroci delinquenti, che lo hanno massacrato a colpi casco, lasciandolo in fin di vita.


Dopo i drammatici fatti di Torino di questo inizio di estate, questo ignobile fatto dimostra, ancora una volta, come la Polizia Locale - anche assolvendo ai normali compiti di istituto ad essa attribuiti come la viabilità, il controllo del territorio, la repressione degli illeciti amministrativi ecc. - sia sempre più impegnata nella difesa della sicurezza e della vivibilità urbana, come è stato sancito dal DL 14/2017.
Ruolo insostituibile e primario che, sebbene apprezzato dagli organi istituzionali e dalla società civile, continua a non essere riconosciuto nel vigente ordinamento giuridico e contrattuale, laddove, al di là di ogni ragionevolezza, si continua a mantenere gli appartenenti alla Polizia Locale disciplinati da un rapporto normativo e da un contratto di lavoro di tipo privatistico, non differenziato da quello dei dipendenti del comparto Funzioni locali e non assimilato, invece, a quello degli appartenenti alle altre Forze di polizia nazionali. Ma al deficit legislativo, che continua a mantenere la polizia locale in una situazione di “comoda” minorità per le differenze di trattamento assistenziale, previdenziale, assicurativo ed economico, si è sommata in questo caso la gravissima responsabilità di chi ha comandato di servizio da solo il collega o di chi non ha vigilato, affiché ciò non potesse mai accadere.
Se la Polizia locale è diventata determinante nel sistema di sicurezza integrata del nostro Paese, come tutti si affrettano a dichiarare ad ogni piè sospinto, mentre invece i suoi operatori rischiano di morire per “insicurezza sul lavoro”, è venuto il momento di non chiedersi più “per chi suona la campana”, poichè ora più che mai la campana sta suonando per tutti gli operatori di polizia locale. Allora, partiamo da noi, dalla categoria, dal singolo operatore e contestiamo qualunque ordine di servizio, disposizione o direttiva, che siano palesemente inopportune o illegittime, fino ad opporre il rifiuto nelle forme e nei modi, che il diritto comune ci consente di fare. Se vogliamo davvero essere solidali col collega Luigi Licari, diamo un taglio definitivo alla protesta virtuale ed interveniamo nei luoghi di lavoro, nei Comandi, nei Tribunali e nelle Prefetture, per mettere in moto ogni strumento di tutela della nostra integrità e della nostra salute. Non permettiamo più che Anci e Ministero si prendano gioco della Polizia Locale e degli uomini e delle donne che la compongono con valore e dignità.

Il segretario nazionale SILPoL
Nello Russo

4/9/2017