CONVEGNO
NAZIONALE DEL MOVIMENTO UNITARIO (OSPOL, SIAPOL, SILPoL, SUPM)
“LA
POLIZIA LOCALE NEL NUOVO STATO FEDERALE – RUOLO DELLE POLIZIE MUNICIPALI E
PROVINCIALI – ASPETTATIVE DEGLI ADDETTI”
PALERMO
HOTEL LA TORRE, 28/02/04
RELAZIONE
INTRODUTTIVA DEL SEGRETARIO NAZIONALE SILPoL
ROSARIO
PALAZZOLO
Gentili autorità di Governo, Signor Presidente della Regione Siciliana, signori deputati, grazie per avere accettato l’invito ed essere qui con noi, oggi. Colleghe e colleghi carissimi, grazie a tutti per il contributo di idee e di proposte che ciascuno di voi vorrà dare.
Diamo inizio ai lavori di questo Convegno Nazionale indetto dal Movimento Unitario per la Riforma della Polizia Locale, costituito dalle organizzazioni sindacali: OSPOL, SIAPOL, SILPoL, FIADEL/CISAL e SUPM.
Prima di entrare nel vivo degli interventi in programma, consentitemi una breve ma credo necessaria introduzione al tema del Convegno: LA POLIZIA LOCALE NEL NUOVO STATO FEDERALE – RUOLO DELLE POLIZIE MUNICIPALI E PROVINCIALI – ASPETTATIVE DEGLI ADDETTI.
Tema quanto mai attuale e particolarmente sentito dalla categoria, proprio in questi giorni, infatti, si sta discutendo al Senato il Disegno di legge governativo riguardante la riforma dell’ordinamento della Repubblica, attraverso la iscrizione integrale di numerosi articoli della nostra Costituzione. Tra i quali il 4° comma dell’art. 117, che assegna alle Regioni, “potestà legislativa esclusiva” su alcune materie, tra cui, lettera d), la “polizia locale”.
Il comma 2°,
lettera h) dello stesso art. 117 della Costituzione, così come
è stato riscritto dall’art. 3 della legge costituzionale 18 ottobre
2001, assegna alla
competenza esclusiva dello Stato “l’ordine pubblico e la sicurezza, ad esclusione della polizia
amministrativa locale” che, di conseguenza viene rimessa,
quest’ultima, alla potestà legislativa delle Regioni.
Ci chiediamo, e chiediamo alle autorità
di governo ed ai parlamentari presenti: quale sarà il ruolo delle attuali
polizie municipali e provinciali nel nuovo stato federale che uscirà dalla
riforma costituzionale, dopo l’approvazione del Disegno di legge, che assegna
anche la “Polizia Locale” alla potestà legislativa esclusiva delle Regioni?
Cosa cambierà, rispetto all’attuale “Polizia
Amministrativa Locale”, già assegnata per esclusione, come abbiamo visto, pure
alla stessa potestà legislativa delle Regioni?
Interrogativi che,
certamente, non trovano risposte chiare e risolutive nelle affermazioni di due
autorevolissimi esponenti del Governo che recentemente si sono pronunciati in
merito.
Secondo il Ministro per le Riforme
istituzionali e la Devoluzione, On. Bossi, la nuova “Polizia Locale”,
che verrà assegnata alla potestà legislativa delle
Regioni, sarà, una vera e propria polizia regionale e, soprattutto, “qualcosa
di più e di ulteriore rispetto alla polizia amministrativa locale”.
Per il Vicepremier On Fini,
invece, “tra le
materie oggetto di devoluzione di poteri legislativi
esclusivi alle regioni figura la polizia amministrativa locale e non la polizia
locale”.
Nel frattempo, per fortuna, alcune
regioni, nell’ambito della materia “polizia amministrativa locale”,
di loro competenza, hanno già legiferato in materia. La
Lombardia, per prima, alla quale va riconosciuto il merito di avere
identificato senza remore la POLIZIA LOCALE nelle polizie municipali e
provinciali, poi la Campania e l’Emilia Romagna. La Regione Lazio sta discutendo un disegno di legge presentato dalla Giunta di
governo, per la Regione Sicilia attendiamo di giorno in giorno la
presentazione all’ARS di un disegno di legge da parte della Giunta di governo.
Da un primo esame delle leggi regionali
finora approvate, emerge chiaramente come queste risentano
molto delle ideologie, delle convinzioni sociali e dei programmi elettorali
delle forze politiche che governano quelle regioni. Anche per questo, allora,
occorre subito una nuova legge di ordinamento e di
coordinamento che, sia nell’ambito della legislazione esclusiva, che in quello
della legislazione concorrente, fissi principi fondamentali omogenei per tutto il
territorio nazionale su diversi istituti di carattere funzionale e di tipo
contrattuale, che interessano la Polizia Locale, sia nella sua espressione
oggettiva di istituzione pubblica che con riferimento alle migliaia di persone
che la compongono e che la fanno funzionare lavorandovi ogni giorno tutti i
giorni.
Mi riferisco, in particolare alle specifiche materie del lavoro e della previdenza, rientranti nella cosiddetta “potestà legislativa concorrente”, attribuita alle Regioni, ma dove lo Stato si riserva il diritto di predeterminare i principi fondamentali; o a quelle riservate alla “legislazione esclusiva” dello Stato, quali le funzioni di polizia giudiziaria, all’armamento, all’Ordine pubblico e sicurezza, con specifico riferimento a quella legge di coordinamento tra Stato e Regioni, espressamente previsto dall’art. 118 della Cost. in relazione al punto h) dell’attuale art. 117, non ancora attuato. Esigenza di una nuova legge, ancor di più evidenziata dopo il vuoto legislativo, che si è venuto a determinare a seguito dell’abrogazione tacita della legge 65/86, in seguito all’entrata in vigore della legge costituzionale del 2001.
Dell’urgenza e della necessità di questa nuova legge di riforma tutti gli aventi voce in capitolo concordano pienamente: Governo nazionale e governi regionali, legislatori nazionali e regionali, associazioni di enti locali, organizzazioni sindacali di varia estrazione e rappresentatività.
Prova ne siano i numerosi progetti di legge, presentati da quasi tutte le forze politiche e giacenti nei due rami del Parlamento.
Alla luce di tale straordinaria convergenza d’intenti e d’opinioni in merito, non comprendiamo allora perché non si riesce ad avviare subito l’iter parlamentare finalizzato all’approvazione in tempi rapidi di questa legge così attesa dai legislatori regionali, dagli amministratori locali e, naturalmente da tutta la categoria.
Una categoria, la nostra, che soffre da sempre un’insostenibile contraddizione ed una conseguente, ingiusta disparità di trattamento. La contraddizione di svolgere quotidianamente una funzione di polizia al servizio delle comunità locali e di non averla riconosciuta come tale; la disparità di trattamento normativo, contrattuale e previdenziale rispetto agli altri addetti dipendenti dallo Stato, che svolgono medesime mansioni ed assicurano analoghi servizi. Tutti chiamati comunque ad operare per garantire sicurezza e vivibilità nelle comunità a prescindere dal rispettivo datore di lavoro sia esso Comune o Provincia o Città metropolitana o Regione o Stato, infine, costituenti tutti ed in modo assolutamente paritario la Repubblica Italiana.
La categoria delle operatrici e degli operatori di Polizia Locale non può aspettare che questi nodi che riguardano i più delicati assetti ed equilibri istituzionali tra lo Stato, le Regioni e gli Enti Locali vengano superati definitivamente. Abbiamo già visto passare la scorsa legislatura, non vorremmo che passasse anche questa senza un nulla di fatto.
Per l’immediato abbiamo già posto all’inizio di questo ciclo di manifestazioni nazionali, iniziato l’anno scorso a Roma il 30 maggio e che oggi si conclude qui a Palermo, la duplice questione del contratto di lavoro specifico e della rappresentatività sindacale diretta. Obiettivi che riteniamo raggiungibili in via d’urgenza con un provvedimento del Governo.
Ora, io non so
quale potrebbe essere, oggi, la via più rapida ed efficace per arrivare ad
ottenere la contrattazione separata e la rappresentatività sindacale diretta.
Auspico la strada della direttiva del Governo all’Aran. Credo che ci sia, a
questo proposito, un precedente specifico che incoraggia in tal senso. Il
contratto collettivo nazionale quadro del 18 dicembre 2002, con il quale,
eseguendo una direttiva del Governo, sono stati istituiti tre nuovi comparti di
contrattazione nel Pubblico Impiego, estendendoli dagli originari otto agli
undici attuali.
A parte il fatto che,
riteniamo, sia venuto il momento di rivoltare totalmente il sistema aberrante
dell’attuale rilevazione della rappresentatività sindacale che, mentre affossa
le organizzazioni rappresentative delle categorie delle varie professioni, arti
e mestieri, garantisce ad apparati elefantiaci una forma di rappresentatività
sindacale immanente, onnipotente e onnipresente di tipo sovietico.
Questa vera e propria istanza ci permettiamo di indirizzarla all’On. Nino Lo Presti, nella sua qualità di componente della
Commissione parlamentare Lavoro della Camera dei Deputati.
Per la soluzione, infine, della duplice questione della rappresentatività e del contratto specifico, che per noi costituisce uno snodo importantissimo e vitale sia per la categoria in sé che per la sopravvivenza dei sindacati che la rappresentano, ci affidiamo a Lei, Signor Sottosegretario alla Funzione Pubblica Sen. Learco Saporito. Lei che, senza alcun dubbio, è il parlamentare più esperto conoscitore delle svariate e complesse problematiche delle polizie municipali e provinciali, oggi presente al Parlamento. La ricordiamo, infatti, relatore di maggioranza al Senato quando, a cavallo degli anni 85 e 86, si discuteva, e poi si approvò, la nostra legge quadro 7 marzo 1986, n. 65.
Legge fondamentale alla quale dobbiamo elevare un monumento; legge che per tutti noi costituì l’atto di nascita che ci diede identità e dignità di categoria sociale.
La ricordiamo quando, presente, insieme a quasi tutti i componenti della I Commissione Affari Costituzionali del Senato, alla nostra prima grande manifestazione nazionale del 24 ottobre 1985 a Roma, al cinema Etoil, esortò i suoi colleghi senatori a fare una “esperienza coraggiosa”, dando una legge ad una categoria che fino ad allora, uso testualmente un’espressione che più volte rimbombò sinistramente quel giorno: “non sapeva quello che era né quello che voleva”.
A nome di tutti gli addetti di Polizia Locale d’Italia, che oggi come ieri, invece, sanno benissimo quello che sono e quello che vogliono, la esorto a farsi promotore ancora una volta, a distanza di vent’anni, di un’altra esperienza coraggiosa, ridando a loro la dignità di tornare ad essere categoria lavorativa a sé stante con un proprio contratto di lavoro e ridando ai suoi sindacati quella rappresentatività sindacale che è stata loro scippata con il decreto legislativo 396 del 1997.
E’ con questi interrogativi riguardanti le competenze e le funzioni della Polizia Locale nel nuovo Stato federale che verrà, ma anche con le aspettative di acquisizione d’una identità normativa e contrattuale mancante alla categoria, dalla stessa pressantemente rivendicate, che diamo inizio ai lavori di questo Convegno Nazionale della Polizia Locale d’Italia.
Buon lavoro a tutti, viva la Polizia Locale, viva il suo Movimento Unitario per la Riforma.
Rosario Palazzolo