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LE INCHIESTE DEL TG4 E GLI OBIETTIVI DELLA CATEGORIA

 

Le inchieste portate avanti dal TG4 sull’operato della Polizia Municipale in alcune grandi città, come Roma, Milano e Torino, meritano senza dubbio alcune riflessioni e ci impongono – come lavoratori e come categoria – decisioni e scelte di campo assolutamente necessarie.

 
Si ha l’impressione che ci sia in atto un disegno ben preciso, proveniente dai cosiddetti poteri forti dello Stato, quali burocrazie ministeriali e gerarchie militari: quello di sminuire quanto più possibile gli enti locali e le loro polizie. Anche per bilanciare le rivendicazioni federalistiche e devoluzionistiche che, com’è noto, oltre alla Istruzione e alla Sanità, considerate dagli stessi poteri forti centri di costo – che alla fin fine, non sarebbe male toglierseli dai piedi – anche la Polizia Locale, che nell’ottica eminentemente accentratrice ha ben altro peso e, quindi, meritevole di ben altre valutazioni.

 
Emilio Fede, da giornalista di razza qual è, non fa altro che il suo mestiere. Evidenziare, secondo lui, gli aspetti più invisi e meno importanti dell’attuale “Polizia Locale”, che, in fondo, non si occupa banalmente d’altro che di “vessare, con i sui taccuini e le sue multe, l’onesto cittadino che va di fretta e che non fa male a nessuno”.

 In poche parole, minimizzando e accostando gli operatori della Polizia Municipale, “i vigili urbani”, più agli sgherri donrodrighiani, che ai tutori dell’ordine, qual essi sono, si ridimensiona il ruolo che dovrebbe avere la futura Polizia Locale nello Stato riformato, se questa funzione fosse assegnata tout court alle attuali polizie municipali e provinciali degli oltre 8.400 comuni, province e comunità montane, esistenti su tutto il territorio nazionale.

 
Allora dobbiamo abituarci, da un lato, a questo genere di attacchi, probabilmente sempre più frequenti ed intensi, dall’altro, a non sentirci i soli destinatari di essi, rivolti, nella sostanza, non tanto ai servizi, a cui noi apparteniamo, quanto piuttosto agli enti locali, elevati oggi dalla legge costituzionale n. 3 del 2001, al rango di enti costituzionali, che li dovrebbero gestire in piena autonomia.


Lasciamo, perciò, questo compito a chi questi enti li rappresenta politicamente e che ci ingrassa considerevolmente, sia in termini di visibilità politica che, anche, in termini di agiatezza personale.

Più che con i giornalisti, che in fondo fanno il loro mestiere anche quando interpretano fedelmente i mutamenti sociali o le direttive centrali, forse, sarebbe il caso, intanto, di prendersela con i sindaci, i presidenti di provincia e i loro rispettivi comandanti di Polizia Municipale o Provinciale – oramai ingaggiati, questi ultimi, senza regole e senza concorsi, intuitu personae, cioè con incarico fiduciario e, quindi, a loro immagine e somiglianza – cominciando a pretendere da loro di intervenire, con le proprie facce ed il proprio carisma, se ce l’hanno, a tutelare l’operato ed il prestigio del proprio Corpo di Polizia Municipale o Provinciale che sia.

 
Non è facendo la guerra al TG4 e ad Emilio Fede, che ci farà acquisire quella considerazione, quel rispetto, ma anche quei riconoscimenti economici e contrattuali, che ci sono dovuti per le funzioni

 

pubbliche che svolgiamo, ma concentrando tutte le nostre energie e tutti i nostri sforzi su questi obiettivi. Obiettivi che dovranno diventare imprescindibili e vitali per ognuno di noi.

Chi si cura d’altro, chi non ha “fiducia nei sindacati”, chi delega ad altri quello che, in coscienza, ritiene che vada fatto ma non lo fa personalmente, non potrà avere diritto di parola né tanto meno di critica.

Dobbiamo assolutamente, e in primo luogo, unificare le nostre organizzazioni sindacali, le uniche che ci restano per gli scopi che ci prefiggiamo, essendosi dileguate le associazioni professionali sempre più impegnate ad organizzare convegni e convivi vari.

 
Unire gli sforzi, rimuovendo, anche, tutte quelle incrostazioni e zavorre che ci tengono drammaticamente ancorate al fondo limaccioso dell’arcipelago di sigle e siglette sindacali, oggi non più giustificabili nella loro drammatica frammentazione, che non ci consentono quel salto di qualità possente e capace di rappresentare e difendere più efficacemente e più capillarmente la nostra benemerita categoria.

12 ottobre 2003

 

                                                                                                          IL SEGRETARIO NAZIONALE

                                                                                                                      Rosario PALAZZOLO