U.Si.Po.L.

 Unione dei Sindacati di Polizia Locale

(Aderente CSA)

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LETTERA APERTA

 

 

AL SIGNOR PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

AL SIGNOR PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

AL SIGNOR PRESIDENTE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI

AL SIGNOR PRESIDENTE DEL SENATO

AI SIGNORI SENATORI E DEPUTATI

AL SIGNOR PRESIDENTE DELLA I COMMISSIONE AA. CC. CAMERA DEI DEPUTATI

 

AI SIGNORI PRESIDENTI DELLE REGIONI

AI SIGNORI SINDACI E PRESIDENTI DI PROVINCIA TRAMITE L’ANCI e L’UPI

LORO SEDI E RECAPITI

 

 

UN NUOVO ORDINAMENTO PER LA POLIZIA DEGLI ENTI LOCALI

 

 

                   Gentili Organi ed Autorità istituzionali,

 

la cattura del super ricercato Liboni, avvenuta grazie all’intervento di due agenti della Polizia Municipale di Roma, dimostra sempre più che è il poliziotto locale il vero “vigile” di quartiere, in quanto, sia appiedato che motorizzato, è presente fisicamente e capillarmente sul territorio di competenza. Il fatto che una passante, insospettita dalla presenza del pericolosissimo latitante, abbia messo sull’avviso un’agente di PM, dimostra, ancora una volta, che la gente non fa alcuna distinzione di uniforme, perché - come capita a chiunque in difficoltà - in strada una divisa, anche se di colore diverso, è sempre una divisa, vista dai cittadini come posta al servizio della comunità.

 

Purtroppo rileviamo, ancora una volta, che non vi è alcun serio coordinamento con le forze di polizia dello Stato ed ogni accertamento su persone o veicoli deve essere “mendicato” alle varie questure. Nel caso Liboni, se non vi fosse stata tutta la pubblicità televisiva sul criminale in questione, nessuno, della Polizia Municipale, avrebbe mai sospettato che fosse un ricercato, per il semplice fatto che nessuno glielo aveva detto!

 

Da che mondo è mondo chi sta in prima linea è generalmente equipaggiato in modo adeguato al bisogno. Se ciò è vero per il soldato, per l’agente di polizia o per il vigile del fuoco, impegnati sui vari fronti di loro competenza, non è altrettanto vero per i “vigili urbani”. Difatti, i due agenti di PM motociclisti, subito allertati dalla collega, erano, come la maggior parte degli operatori romani, disarmati.

 

In definitiva, ci si trova di fronte ad una situazione in cui le funzioni ed i compiti degli agenti dei corpi e servizi di Polizia Municipale e Provinciale d’Italia – i quali, pur possedendo le medesime qualifiche dei colleghi delle polizie statali e pur essendo soggetti, al pari loro, a tutte le responsabilità derivanti da un comportamento omissivo, rilevabili dalla Magistratura – sono ancora disciplinati da una legge, la n. 65 del 1986, che appare quanto mai anacronistica e inadeguata ai bisogni e alle esigenze delle comunità locali e della società civile.

Soggetti, altresì, alla potestà regolamentare dei comuni e delle province, che rende il complesso dei corpi e servizi di polizia municipale e provinciale, degli oltre 8.400 enti locali della Repubblica, un’istituzione quanto mai disomogenea e variopinta.

 

La suddetta situazione, oltre ad esporre gli oltre 60.000 addetti alla Polizia Locale - al pari degli altri appartenenti alle forze di polizia dello Stato, più tutelati, sia dal punto di vista normativo che contrattuale che previdenziale - ai rischi quotidiani di una società civile sempre più bisognosa di sicurezza, genera profondo disagio e malessere negli stessi, che si vedono discriminati rispetto agli altri operatori di sicurezza.

 

Disagio che ci porta ad ipotizzare azioni di protesta sempre più clamorose, non esclusa la consegna simbolica delle armi e dei tesserini di riconoscimento personali a sostegno, sia della necessità di dotare di un’arma personale tutti gli addetti, a cominciare dai colleghi di Roma, sia delle sacrosante e legittime rivendicazioni, che si possono sintetizzare nel diritto a vedersi riconosciuti ed applicati i medesimi istituti normativi, economici e previdenziali riconosciuti agli appartenenti alle forze di polizia di Stato.

 

E’ per scongiurare queste forme di protesta  -  ben lontane dal mondo culturale e dal modo di pensare di ognuno di noi –  nonché per assicurare serenità e motivazione professionale agli addetti ai corpi e servizi di Polizia Locale e alle loro famiglie, che auspichiamo fortemente l’approvazione di una nuova legge quadro nazionale che, nell’adeguare l’istituzione Polizia Locale alle sempre più pressanti esigenze delle comunità locali, statuisca, su tutto il territorio nazionale, ancor prima del completamento del processo di riforma federale dello Stato, norme di principio vincolanti per le regioni e per le comunità locali finalizzate, da un lato, ad assicurare livelli ottimali di efficienza e di modernità, dall’altro, a riconoscere i loro diritti, da troppo tempo ignorati, di appartenenti ad una forza di polizia dislocata su tutto il territorio nazionale, posta alle dipendenze degli organi esecutivi locali.

Roma, lì 04 agosto 2004

 

                              OSPOL                                SIAPOL                               SILPoL

                     Luigi MARUCCI               Ernesto CASSINELLI      Rosario PALAZZOLO