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“SICUREZZA SUSSIDIARIA” E RISCHIO DI STRUMENTALIZZAZIONI

 

            La dura presa di posizione della Fp Cgil contro il disegno di legge concernente la disciplina della cosiddetta “sicurezza sussidiaria” o, per meglio dire, dell’attività degli istituiti di vigilanza privata, custodia, trasporto valori, investigazioni e simili, approvato dal Governo il 28 marzo u.s., ha tutti i connotati di una grossolana strumentalizzazione.


Ho avuto modo di leggere, anche se velocemente, il testo del DDL governativo e non ho visto nulla di allarmante né per le “astratte politiche per la sicurezza urbana”, né tanto meno per gli interessi delle lavoratrici e dei lavoratori dei corpi e servizi della Polizia degli enti locali.


In buona sostanza, che lo Stato, titolare esclusivo delle funzioni di pubblica sicurezza, disciplini in modo più oculato e moderno la costituzione, il rilascio delle autorizzazioni e gli impieghi di tali organismi privati, nonché la nomina e lo status giuridico delle guardie particolari giurate, dei custodi, degli investigatori privati, ecc., oltre che necessario dal punto di vista normativo, credo che sia un atto di giustizia nei confronti delle migliaia di operatori del settore, tuttora vergognosamente inquadrati come “operai” e, forse per anacronistici retaggi di carattere ideologico, abbandonati a sé stessi dalle grandi centrali sindacali confederali.



        Certo, vedere negletta e delusa la nostra fortissima aspettativa di una legge di ordinamento più confacente alla nostra attività professionale, che ci dia finalmente giustizia di una funzione di polizia, per di più impopolare e al pari della altre altamente rischiosa, non riconosciuta; che ci assicuri una maggiore tutela, soprattutto da una classe politica locale – nostra datrice di lavoro – quasi sempre ostaggio della propria clientela elettorale; che ci garantisca retribuzioni e previdenza assicurativa e pensionistica più adeguate, ci lascia enormemente sgomenti, ma ciò non deve assolutamente portarci a ingaggiare battaglie già perse in partenza contro una legge necessaria e di riflesso contro una nobilissima categoria di lavoratori che tanto l’aspetta.


A meno che non si voglia confondere, non so quanto inconsapevolmente, il nostro ruolo istituzionale, previsto dalla Costituzione, con quello degli istituti di vigilanza privata.


Sono ben altri, quindi, i motivi per mobilitare subito la categoria ritornando in massa a manifestare nella capitale.


MOBILITIAMOCI PER:

-         l’approvazione della legge di ordinamento della nuova Polizia Locale;

-         l’immediato avvio della trattativa per il rinnovo del contratto di lavoro (già scaduto da 16 mesi);

-         il riconoscimento della nostra specificità professionale comportante (anche a seguito di ciò che è avvenuto recentemente all’ARAN con l’ampliamento dei comparti di contrattazione da otto a dodici) la contrattazione separata e la rappresentatività sindacale diretta.

30 marzo 2003

                                                                                            IL SEGRETARIO NAZIONALE

                                                                                                      Rosario PALAZZOLO